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Cedolare secca: i vantaggi per i locatari

La tassazione sulla casa è sempre una vera e propria stangata per le famiglie, ma, tra le tante imposte, ce n'è una che segue il senso opposto, diminuendo invece di aumentare. Si tratta della cedolare secca (aliquota 10%), la tassazione sugli affitti esclusivamente in regime di canone concordatario. Vediamo cosa prevede.

Innanzitutto, come già detto, la condizione imprescindibile è che il contratto di affitto sia stato stipulato secondo il regime concordatario che segue le disposizioni della legge 431/1998 e le condizioni riportate negli accordi a livello locale tra le organizzazioni di rappresentanza dei proprietari di immobili e dei sindacati degli inquilini.

Per aderire alla cedolare secca, il locatario deve essere una persona fisica (non enti o società) e non al di fuori della messa in atto di esercizi d'impresa, arti e professioni. Si tratta, quindi, di privati cittadini al di fuori delle attività riguardanti la propria impresa, e solo per immobili destinati ad uso abitativo rientranti nelle categorie catastali che vanno dall'A/1 alla A/11. È esclusa la categoria A/10, data che riguarda studi ed uffici. In più, il regime della cedolare secca può riguardare le categorie C/2, C/6 e C/7, se locate insieme all'abitazione.

Dal 2014, è stata introdotta la norma secondo cui il regime della cedolare secca può essere applicato anche ai contratti di locazione breve (in cui la locazione non dura più di 30 giorni l'anno e per cui non esiste obbligo di registrazione presso l'Agenzia delle Entrate). La scelta della cedolare secca può essere presente nel contratto oppure comunicata via raccomandata all'inquilino. Oppure il locatario può comunicare la propria opzione all'Agenzia delle Entrate entro i termini prescritti per il pagamento delle imposte. In questo caso, il locatario deve comunicare, via raccomandata, all'inquilino la propria decisione di rinunciare all'aggiornamento del canone.

Vediamo adesso in cosa differisce il sistema della cedolare secca dalla tassazione ordinaria. In quest'ultimo caso, infatti, in un contratto di locazione a canone concordato, il locatario può applicare l'aliquota al 66,5% del canone annuo per ottenere una riduzione del 30% dell'imposta di registro annuale (in pratica, l'1,4% per canone annuo).

Nel caso del regime di cedolare secca, invece, si può applicare per il periodo 2014-2017 un'aliquota agevolata (del 10% invece del 15% come del 2013), che sostituisce l'Irpef e gli addizionali, l'imposta di registro e di bollo. In pratica, il reddito proveniente dalla locazione viene tassato direttamente in tariffa agevolata. Se, per esempio, il canone annuo è di 5.000 euro, la tassazione era nel 2013 di 750 euro (5.000 * 15%), mentre soltanto di 5000 euro per il 2014-2017 (5.000 * 10%).

Attenzione, bisogna ricordarsi che il contratto di locazione a canone concordato vale solo per i comuni ad alta densità abitativa (si trovano nell'elenco Cipe) e che per legge deve essere registrato entro 30 giorni all'Agenzia delle Entrate usando il modello RLI (tipologia di contratto L2).

Autore:  Serena Marchini   
    
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