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Il contratto di locazione a canone concordato: agevolazioni fiscali, ma solo per alcune città

E' il contratto di locazione che prevede maggiori agevolazioni fiscali sia per il locatario che per l'inquilino, eppure, l'affitto a canone concordato non è così diffuso come potrebbero far pensare i vantaggi economici che comporta.

Innanzitutto, si tratta della cosiddetta formula 3+2 (una durata massima dell'affitto di 3 anni seguiti dal rinnovo automatico di un altro biennio). L'importo minimo e massimo del canone sono stabiliti a livello locale in base ad un accordo tra le principali organizzazioni di rappresentanza dei proprietari di immobili (UPPI, Confedilizia, ecc.) ed i sindacati degli inquilini. Insieme determinano i criteri con cui viene stipulato il contratto e suddiviso il territorio comunale in diverse zone urbane omogenee al loro interno (dotate di caratteristiche simili per disponibilità dei servizi pubblici, valori di mercato, ecc.). Ogni zona urbana avrà un valore minimo e uno massimo del canone, considerando lo stato dell'immobile, il valore catastale, se è ammobiliato o meno, il numero degli inquilini, ecc. In base a questi fattori, si calcola il canone mensile o annuo, moltiplicando il valore al metro quadro (il valore massimo/minimo di ogni area) per i metri quadri dell'unità immobiliare.

Una volta concluso l'accordo, quest'ultimo è pubblicato e messo a disposizione del pubblico nel sito del comune e presso le Associazioni locali di categoria. Rientrano nell'elenco nei comuni interessati i comuni ad alta densità abitativa, tutti i capoluoghi di provincia ed i comuni che confinano con le aree metropolitane di Roma, Venezia, Genova, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Bari, Palermo, Torino e Catania.

Le agevolazioni fiscali previste per il proprietario di un immobile locato a canone concordato sono:

la riduzione forfettaria del reddito derivante dalla locazione: per legge la riduzione è del 15%, a cui si aggiunge una seconda riduzione del 30%. In pratica la tassazione si calcola su un importo ridotto del 40,5%

la riduzione del 30% dell'importo della tassa di registro del contratto.

Per l'inquilino, invece, se l'immobile affittato è la residenza principale, è prevista:

la detrazione dalla tassazione per i redditi IRPEF di 495,8 euro (se il reddito non è superiore a 15493, 71 euro) oppure di 247,9 euro (se il reddito rientra nella fascia tra i 15493,71 euro e i 30987,41 euro)

la riduzione del 30% della tassa di registro del contratto.

Se l'inquilino è un lavoratore dipendente che trasferisce la residenza a causa di ragioni lavorative nel comune di lavoro o nel comune limitrofo nei 3 anni precedenti e che è titolare di un contratto di locazione per la propria residenza principale ad almeno 100 km di distanza è prevista:

la detrazione d'imposta da reddito IRPEF di 991,6 euro (se il reddito è inferiore a 15493,71 euro) oppure di 495,8 euro (se il reddito è compreso tra i 15493,71 e i 30987,41 euro).

Autore:  Serena Marchini   


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