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Nuovo Articolo Analizzare la personalità tramite i “mi piace” su Facebook
Categorie in cui questo articolo è presente :   Tecnologia            

11 Marzo 2015

Potrebbe, un giorno non molto lontano, essere Facebook a descrivere in modo esaustivo e veritiero la personalità degli utenti molto meglio di loro stessi. Lo psicologo Youyou Wu dell'Università di Cambridge ha recentemente messo a punto un software che ricostruisce, a grandi linee, la personalità di un utente Facebook analizzando i “mi piace” che ha inserito in passato sul social network.

Wu, che da anni studia le relazioni che si instaurano tra i diversi tipi di personalità e il comportamento su Facebook, ha chiesto a 87 mila utenti Facebook di compilare un questionario standard di valutazione della personalità. Successivamente, ha chiesto ad amici, familiari e colleghi di tutti gli 87 mila volontari di descrivere la personalità del conoscente/congiunto in questione. Infine, ha chiesto al programma da lui realizzato di analizzare a sua volta le personalità dei volontari, basandosi sui loro “mi piace”.

Il risultato? Al software basta analizzare 10 “mi piace” per avvicinarsi al risultato del questionario. Con 70 “mi piace”, il suo giudizio si dimostrava molto più acuto degli amici e colleghi, con 150 superava la conoscenza che avevano i parenti dell'utente Facebook, con 300 quella del coniuge.

Considerando che la media di “mi piace” all'anno di un utente Facebook è 220, la cosa fa riflettere. E, a volte, la onnipresente connessione dei social network (e della conoscenza che questi hanno di noi) porta gli utenti ad una reazione che può diventare estrema, decidendo di chiudere una volta per tutte con il web.

Già alcuni mesi fa un servizio dell'Economist intitolato “Facebook nuoce alla salute. Fatevi una vita” aveva portato la questione in primo piano. Ed i casi di chi ha seguito questo consiglio alla lettera non mancano. Il più clamoroso riguarda Andrew Sullivan, celebre blogger, che ha chiuso il proprio sito “The Dish” per “tornare al mondo reale”. Ed alla propria privacy. Per poi giungere al paradosso delle app Slit e Cloak: cioè il doversi rivolgere alle ultime risorse del web proprio per cancellare tutte le proprie tracce sui social, motori di ricerca, siti e via dicendo.

Fonte:  Serena Marchini   
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