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Nuovo Articolo Aperture e chiusure bar: il 2014 indica un saldo negativo
Categorie in cui questo articolo è presente :   Economia e Politica            

14 Luglio 2015

Il 2014 si è chiuso con un saldo molto negativo per la categoria dei bar. Le nuove attività aperte sono state 8236 mentre le cessazioni sono state 13256 (su un totale di 149885 bar): in tutto, quindi, 5020 bar in meno. Sono questi i risultati di uno studio della Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi), che evidenzia come il saldo negativo interessi alcune regioni del Centro-Nord. Nello specifico, vanno peggio la Lombardia (meno 760 bar, con 1596 aperture e 2356 cessazioni), il Piemonte (meno 564, con 625 nuovi esercizi e 1189 chiusi). Stesso trend si rileva in Emilia Romagna (meno 456, con 697 imprese aperte e 1153 cessate) ed il Lazio (meno 407, con 624 bar aperti e 1031 chiusi). La situazione migliora in Molise, Basilicata, Umbria e Calabria (con un saldo negativo rispettivamente di 29, 44, 52 e 89) unica regione in controtendenza è la Valle d'Aosta: a fronte di 34 attività chiuse ne sono state aperte 36.

La ricerca della Fipe ha evidenziato anche un'altra caratteristica comune: metà degli esercizi non supera i 5 anni di attività. Il settore dei bar, anche se comporta un grande giro di affari (360mila addetti, di cui il 60% donne, il 21,5% stranieri-imprenditori e lavoratori ed il 72% a tempo indeterminato, 12 milioni di clienti al giorno e un fatturato di 18 miliardi l'anno) non è facile. Molti esercenti si buttano all'avventura, improvvisando, pensando che si tratti di un'attività semplice, che non richiede grandi sforzi e capacità manageriali. A ciò si deve aggiungere la crisi economica e la concorrenza sleale di circoli e gastronomie, che offrono servizi analoghi a quelli dei bar senza oneri connessi.

Va meglio al settore delle pasticcerie, dei lunch bar, dei bar gelateria e dei bar serali, che puntano all'intrattenimento del cliente e ad aumentare gli incassi almeno per quanto riguarda quanto spende un singolo cliente). Resta da sottolineare che, anche per queste categorie, la maggior parte degli incassi riguarda la colazione: seguono il pranzo (in media 6,40 euro), le pause caffè (2 euro in media, esattamente come le colazioni), gli aperitivi e, ultimi, i dopocena.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Crisi economica            
    
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