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Nuovo Articolo Bloccato il nuovo elettrodotto tra la Sicilia e il resto dell'Italia
Categorie in cui questo articolo è presente :   Cronaca            

12 Giugno 2015

In Italia può anche capitare che un unico traliccio dell'elettricità possa bloccare un progetto per la riqualificazione del sistema energetico e costare decine di milioni di euro a causa della sua collocazione. Tutto è partito dalla progettazione nel 2004 di un nuovo elettrodotto sullo Stretto di Messina, il Sorgente-Rizziconi, avente la funzione di razionalizzare i costi degli impianti energetici siciliani. Il punto fondamentale è eliminare il surplus di spesa sulle nostre bollette elettriche (600 milioni di euro circa all'anno) necessari per compensare il costo maggiore dei Kwh prodotti dalle centrali elettriche dell'isola. Per legge, infatti, gli impianti devono rimanere sempre accesi (persino nelle situazioni in cui non servono) per poter intervenire in caso di eventuali guasti al cavo di collegamento con la penisola. Con il nuovo elettrodotto non soltanto si risolverebbe questo problema, ma sarà anche possibile l'invio di elettricità in senso contrario, dalla Sicilia al resto d'Italia, con l'esportazione dell'energia eolica e solare prodotta sull'isola.

Il Sorgente-Rizziconi ha una lunghezza di 105 chilometri (di cui 38 di cavo sottomarino) e avrebbe  dovuto essere inaugurato a giugno, dopo lavori per oltre 700 milioni di euro e 12 anni di iter burocratici ed interventi. Il gestore della rete ad alta tensione, Terna, ha concertato il progetto con enti locali e ministeri, destinando 18 milioni in opere compensative ed eliminando 170 chilometri delle vecchie linee. Ora, ed è questo il punto controverso, un pilone, il numero 40, secondo il piano paesaggistico adottato dalla provincia di Messina nel 2009, si trova ai margini di un'area protetta. A seguito del parere positivo della Soprintendenza, i lavori sono continuati secondo il progetto originale, ma per l'associazione messinese Man (Associazione mediterranea per la natura) il nuovo elettrodotto viola la norma europea sulla salvaguardia dell'habitat della biodiversità. Inoltre, nel progetto manca parte della valutazione dell'impatto ambientale e, soprattutto, il pilone 40 si trova in una zona vietata. Terna ha fatto ricorso contro la richiesta di Man di fermare i lavori, ma questo è stato respinto. Adesso passerà tutto in Cassazione.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Sicilia            
    
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