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Nuovo Articolo Camere di Commercio, al via la riforma
Categorie in cui questo articolo è presente :   Attualità            

22 Ottobre 2015

Le Camere di Commercio (ente che associa le imprese di un determinato territorio per tutelarne gli interessi, creare nuove opportunità di sviluppo sul mercato e dare servizi alle aziende associate) sono spesso state accusate di inefficienza o di essere soltanto un “poltronificio per politici”. Tant'è che il premier Matteo Renzi le aveva incluse nella lista degli enti inutili da sopprimere, esattamente come il Cnel e le Province.

Nella prima versione della legge per la riforma della Pubblica Amministrazione era contenuta una norma per la loro soppressione, poi giudicata inammissibile. Successivamente è stato presentato e approvato al Senato un emendamento del senatore PD Giorgio Pagliari (il relatore della legge) grazie a cui il governo può decidere con decreto delega della riduzione del numero delle Camere di Commercio. Non sopprimendole ma accorpandole. In pratica si dovrebbe passare dalle attuali 105 ad un massimo di 60. Rimarranno solo le Camere di Commercio con più di 75 mila imprese associate, con alcune eccezioni per le isole e per le comunità montane. La legge è stata approvata il 7 agosto (legge 124/2015) per entrare in vigore il 28 dello stesso mese: adesso il governo ha tempo un anno per esercitare i suoi poteri di delega, riorganizzando le Camere di Commercio in termini di numero, finanziamenti, funzioni e strutture. Inoltre già alcune regioni stanno procedendo con una sorta di autoriforma: in Sicilia si passerà da 9 Camere di Commercio a 3, in Emilia Romagna da 9 a 4, in Puglia da 5 a 3, nel Lazio da 5 a 2, nel Veneto da 7 a 5, in Campania da 5 a 4 e in Piemonte da 8 a 3.

Infine, la tassa che le imprese devono pagare per essere registrate alle Camere (dato che sono enti pubblici la registrazione è obbligatoria e la tassa viene definita “diritto annuale”) verrà drasticamente ridotta. Nel 2015 sarà ridotta del 35%, nel 2016 del 40% e nel 2017 del 50%. Dato che attualmente l'importo varia da alcune centinaia ad alcune migliaia di euro l'anno, per le imprese di tratta di un beneficio tutt'altro che irrilevante. Di diverso parere i dipendenti delle Camere (circa 7500) ed i sindacati; poiché le tasse annuali sono la principale forma di finanziamento degli enti, si temono riduzioni del personale. Inoltre, in attesa di una rottamazione definitiva, il governo introdurrà la gratuità degli incarichi direttivi, limiti di mandato (tuttora inesistenti) e la riduzione drastica del numero dei membri dei consigli, delle società partecipate e delle giunte.

Fonte:  Serena Marchini   
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