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Nuovo Articolo Carbonia, la provincia più povera d'Italia
Categorie in cui questo articolo è presente :   Economia e Politica            

22 Settembre 2015

Carbonia è la provincia con il più alto tasso di disoccupazione. Povera, colpita da una crisi che ha dato il colpo di grazia all'industria pesante e alle miniere già chiuse per la maggior parte, ha il più basso reddito d'Italia. Nella provincia sarda del Sulcis la disoccupazione è del 27,9% (rispetto alla media nazionale del 12,7%), che sale al 72,8% se si considera la fascia dei giovani tra i 15 ed i 24 anni. La media italiana è del 44,2%. Solo a Carbonia su 27.000 abitanti 8.000 sono disoccupati (nella provincia i numeri salgono a 300.000 su 130.000). Ci sono famiglie tanto povere che rifiutano i pacchi della Caritas contenenti pasta e pelati perché non possono permettersi le bombole di gas per cucinare: chiedono piuttosto cibi in scatola oppure latte.

In un Comune dove la gran parte del bilancio è dedicato all'assistenza, avere un reddito minimo è una fortuna, che siano i 750 euro della cassa integrazione o la pensione di reversibilità dovuta alla nonna vedova di un minatore. Se poi questi è morto di silicosi (fascia di indennità alta) la famiglia è considerata quasi benestante. Per l'erogazione degli aiuti da parte del Comune è stato tassativo ricorrere ad una selezione, in modo da dare la precedenza a chi manca dei beni essenziali e, per evitare un pericoloso scivolo nella disperazione, i beneficiari devono svolgere piccoli servizi per la collettività. Ben 700.000 euro l'anno sono spesi solo per assistere i minori nelle comunità: i genitori non possono mantenerli e le percentuali di abbandono scolastico sono del 25% (le più alte della Sardegna). A Carbonia è attiva l'ultima miniera di carbone in Italia, le altre hanno già chiuso. L'Alcoa di Portovesme (dove lavorano oltre 500 persone) e l'Euralluminia (300 dipendenti) potrebbero ripartire riconvertendosi, grazie agli investimenti russi della Rusal oppure all'acquisto da parte della statunitense Glencore.

Tuttavia, l'opinione diffusa (soprattutto tra i giovani) è che sia stato uno sbaglio lottare per tenere aperti gli impianti per altri due anni: bisogna guardare al futuro. Non più lo sviluppo industriale, ma bonifiche, energie alternative, turismo. Al momento i progetti procedono in modo disuguale, sparso: non esiste un vero e proprio piano d'insieme per contrastare la crisi endemica della provincia. Il Piano Sulcis prevede, tra l'altro, la costruzione a Portovesme di una centrale Bioful per produrre ecocarburante dalla cellulosa delle canne: l'idea è molto dibattuta, perché l'impianto sottrarrebbe acqua alle colture agricole e, a fronte di 350 posti di lavoro creati, ne distruggerebbe 1500 nel settore del turismo. Ancora più contestata è la proposta di realizzare in quest'area il deposito nazionale unico delle scorie nucleari, che affosserebbe sul nascere ogni possibilità di sviluppo turistico della provincia.

Ma le iniziative vengono anche dal basso, a dimostrazione che, nonostante tutto, non ci si rassegna. Alcuni dipendenti Alcoa in mobilità hanno fondato un'associazione e, con i propri risparmi, hanno progettato Sevland, parco divertimenti ispirato alla storia, alle tradizioni ed al territorio della Sardegna. I finanziatori sono già stati trovati (tutti privati), si chiede allo Stato solo di non affossare il progetto per troppa burocrazia.

Fonte:  Serena Marchini   
    
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