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Nuovo Articolo CoContest, quando l'architettura privata diventa quasi un bando di gara
Categorie in cui questo articolo è presente :   lavoro            

25 Dicembre 2015

In Italia gli architetti sono oltre 150.000, cioè 5 ogni 2000 abitanti. Con questi numeri risultano la quinta categoria professionale per iscritti: infatti, vengono subito dopo medici, infermieri, ingegneri e avvocati. In genere, quando si commissiona un lavoro a un architetto o a un disegnatore di interni, ci si rivolge subito a un determinato studio o professionista. Da poco tempo, tuttavia, ci si può rivolgere a una startup creata dell'architetto 27enne Alessandro Rossi (insieme ai fratelli Federico e Filippo Schiano di Pepe) per essere una sorta di social network della categoria. Si chiama CoContest ed è un sito (il primo in assoluto) che mette in contatto committenti con architetti e interior designers iscritti (sono già 25.000 provenienti da 92 paesi) con modalità per un certo verso simili a quelle di un bando di gara.

In pratica, chi ha bisogno di un professionista per rifare o arredare l'abitazione, l'ufficio, un negozio o un giardino, pubblica la sua richiesta su CoContest, indicando qual è lo spazio a disposizione, la destinazione d'uso e tutti i requisiti a cui devono attenersi i progetti. A questo punto si apre un bando a cui possono partecipare tutti gli iscritti (l'iscrizione è gratuita) e l'utente compra una serie di disegni, il cui costo va da 100 a oltre 1.000 euro in base alle richieste. La partecipazione media al bando è di 15 architetti. A questo punto, in base alle proprie preferenze, il committente stila una classifica, che servirà anche per suddividere il denaro pagato per i progetti. Detratto un quarto della somma per il sito, il 70% di soldi rimanenti va al primo classificato, il 20% al secondo e il 10% al terzo. In pratica, se l'utente paga 400 euro per i progetti, il sito richiede 100 euro e i 300 rimasti vengono così spartiti: 210 euro al primo, 60 al secondo e 30 al terzo classificato. Inoltre l'utente può liberamente decidere se affidare l'incarico al primo classificato, oppure tenere il progetto e rivolgersi a un altro architetto perché venga realizzato.

L'idea che sta alla base di CoContest è innovativa, tanto che ad aprile 2015 e' stato inserito tra le 500 start up del programma internazionale che trova investimenti per le nuove realtà assolutamente originali (l'unica italiana). Tuttavia, nè l'Ordine degli Architetti nè la politica sono altrettanto entusiasti. Tutt'altro. Nove parlamentari di schieramenti diversi, sia di destra che di sinistra, a maggio 2015 hanno presentato un'istanza per bloccare CoContest, accusata di "schiavizzare i professionisti". Inoltre, l'Ordine degli Architetti denuncia che non è necessario essere iscritti all'albo per presentare un progetto su CoContest: il sito provocherebbe una spirale al ribasso dei prezzi e non fornisce garanzie sulla professionalità degli iscritti. E si è rivolto all'Antitrust. L'azienda ha ribattuto che invece il suo scopo è democratizzare il settore e che in molti paesi da cui provengono gli architetti iscritti non esiste nemmeno l'albo della categoria. Inoltre, la realizzazione dei progetti in Italia è effettuata da un architetto iscritto all'Albo. Ciò non deve impedire che un architetto laureato non iscritto all'albo possa presentare i suoi progetti, se validi. Intanto, in attesa della risposta del Parlamento e dell'Antitrust, la sede legale dell'azienda è stata spostata a San Francisco. E investitori arabi sono pronti a finanziare il sito.

Fonte:  Serena Marchini   
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