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Nuovo Articolo Come sta cambiando l'architettura iraniana
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4 Marzo 2016

L'architettura è sempre stata una componente fondamentale della cultura iraniana, tanto da essere usata per definire e mostrare le caratteristiche identitarie del Paese e della sua società. Ciò non valeva soltanto sotto lo Scià, ma anche dopo la rivoluzione degli ayatollah ed è tutt'ora quanto mai attuale. Basta seguire le vicende urbanistiche di Teheran (capitale dell'Iran, centro da cui sono partiti tutti i nuovi movimenti sociali, politici e architettonici del Paese) per averne la prova. Passata dai 15.000 abitanti agli inizi dell'Ottocento agli attuali 13 milioni, la città si è espansa in maniera straordinaria. La modernizzazione iniziò negli anni '20 e vide come modelli architettonici e urbanistici le metropoli occidentali come Parigi, New York, Londra, tralasciando completamente il patrimonio architettonico locale.

Solo dopo la rivoluzione del '79 che in Iran divenne impellente la necessità di distinguersi dei modelli occidentali, ritornando allo stile islamico e iraniano. Nello stesso tempo, si salvaguardava così la cultura iraniana e islamica. Anche se impossibile trovare un filo conduttore o elementi comuni in architetture realizzate in un territorio vasto come l'Iran, in un periodo di oltre 1400 anni in condizioni ambientali estremamente differenti, per molti anni si è insistito sul tema dell'identità iraniana. Tuttavia, quando la Facoltà di Architettura riaprì dopo 3 anni di chiusura, insieme alla necessità di un ritorno alle architetture del periodo islamico si insisteva sulla assoluta funzionalità degli edifici: il bello era semplicemente un lusso borghese. Tant'è vero che fino a poco tempo fa l'identità islamica era il principale parametro di giudizio nei concorsi delle opere pubbliche.

Teheran è piena di edifici molto simili a quelli occidentali a cui sono stati aggiunti elementi provenienti dell'architettura tradizionale (archi, colonne, eccetera). Ora, sotto la pressione della generazione anni '80 (nata dopo la guerra contro l'Iraq) da un lato e grazie alle maggiori aperture verso l'esterno dall'altro, l'architettura sta cambiando. Così come l'Iran. Non è più necessario lavorare soltanto in Iran: i giovani architetti partecipano ai concorsi di progettazione internazionali e spesso li vincono. Un esempio emblematico è quello di Leila Araghian, studentessa di architettura che nel 2010 a soli vent'anni vinse una gara internazionale per unire due grandi parchi divisi dall'autostrada che vi passava in mezzo. Più di recente ha progettato e realizzato uno spettacolare ponte a tre piani: esclusivamente pedonale, è affiancato da caffè e luoghi d'incontro che ricordano il ponte a 33 arcate di Isfahan, che ospitano le tradizioni tradizionali case da tè iraniane e letture di poesie.

Fonte:  Serena Marchini   
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