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Nuovo Articolo Congo, il bacino fluviale più grande al mondo è a rischio
Categorie in cui questo articolo è presente :   Estero            

21 Gennaio 2016

Grande protagonista del romanzo capolavoro "Cuore di Tenebra" di Joseph Conrad (1899), il fiume Congo attraversa l'intero continente africano. Poco esplorato, a causa delle difficili condizioni di navigazione e del fatto che è costellato da intricate paludi, cascate e rapide, è il bacino fluviale più profondo del mondo. Arriva infatti a raggiungere, nella regione del Katang (tra lo Zambia e Congo), la profondità di 220 metri. La scoperta è stata fatta per caso qualche anno fa dalla biologa americana Melanie Stiassny, la maggior esperta di questo fiume e curatrice del Museo di Storia Naturale di New York (sezione di ittiologia). Stava misurando le correnti del Congo nella regione del Katang quando ha registrato i valori di un ecoscandaglio dalla profondità, appunto, di 220 metri.

Inoltre, Melanie Stiassny è anche lo scienziato che ha determinato quante sono le specie di pesci a vivere nel Congo. I numeri non hanno uguali: le specie finora scoperte sono 330, di cui 100 endemiche. Tra queste vi è il Malapterunus Electrius (che emette scariche elettriche ad alto voltaggio), il Macrognathus Maculatus (molto raro) e il Teleogramma Obamaorum. Si tratta di una delle ultime specie identificate nelle acque del Congo, ed è stata proprio Melanie Stiassny a fare la scoperta pochi mesi fa: il nome del pesce è in onore del presidente americano Barack Obama e di sua moglie Michelle, rispettivamente per l'impegno nello sviluppo economico dell'Africa e in favore delle scienziate donne.

Tuttavia, la biologa ed i ricercatori del Congo Project (progetto appoggiato da quest'anno anche dall'ONU) sono ora impegnati nella lotta per la difesa degli ecosistemi del Congo: si sta per lanciare la costruzione di una gigantesca diga, che ne altererà per sempre corso e vita. La Grand Inga sarà costruita in pieno delta del Congo (a 200 km dalla foce), una regione dove vive un numero di specie di pesci pari a quelle che vivono nei mari e nei laghi di tutta Europa. La diga provocherà l'estinzione di almeno metà di queste specie, distruggendo l'equilibrio che esiste tra l'alto e il basso corso del Congo: il fiume, infatti, è costituito da due ecosistemi completamente diversi e le cascate di Livingstone (a metà del delta) costituiscono un vero e proprio spartiacque.

Stiassny e gli altri ricercatori non si illudono di poter fermare il progetto: le potenzialità energetiche del bacino del Congo valgono troppo e sono troppi gli interessi in gioco. I 40mila metri cubi al secondo che precipitano dalle cascate di Livingstone sono un enorme fonte di energia potenziale ed il Fondo monetario internazionale ha già pagato un anticipo per avviare i lavori. Costo finale dell'opera: 80 miliardi di dollari. Difficile che si decida di fare marcia indietro. Le speranze degli scienziati stanno in una limitazione dell'opera o in un progetto alternativo: a sud ovest di Kinshara è stata realizzata la diga Inga nel 1972. La proposta è di ingrandirla e di integrarla con altre dighe più piccole, il cui impatto ambientale sarebbe inferiore.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Ambiente    Estero         
    
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