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Nuovo Articolo Disuguaglianza tra i redditi, la colpa è dei lavori precari
Categorie in cui questo articolo è presente :   Economia e Politica            

9 Luglio 2015

Cresce la disuguaglianza in Italia, arrivando a livelli mai visti in precedenza: l'1% più ricco della popolazione concentra nelle sue mani il 14,3% della ricchezza nazionale, mentre il 20% più ricco possiede il 62% del patrimonio interno italiano. Al contrario, il 40% più povero della popolazione si ferma al 4,9%. L'allarme OCSE non riguarda solo l'Italia: in ben 34 paesi dell'aerea il 10% più ricco della popolazione ha un reddito che supera di ben 9,6 volte quello del 10% più povero. In tutti i paesi OCSE la disuguaglianza ha raggiunto il tasso più alto da quando sono iniziate le relazioni e ciò non fa ben sperare per una futura ripresa economica. E' dimostrato, infatti, che le disuguaglianze eccessive hanno effetti negativi sulla crescita economica. Pertanto, le ragioni che devono spingere i governi ad intervenire non sono solo sociali, ma anche economiche. Più cresce la disuguaglianza e più gravi saranno le conseguenze sulle prospettive di crescita a lungo termine. E, poiché le fasce più povere hanno meno possibilità di offrire ai propri figli una buona istruzione (con tutti i vantaggi ad essa connessi), la disuguaglianza (e le diverse opportunità che si godono in una fascia oppure in un'altra) si cristallizza e si approfondisce. In estrema sintesi: i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri diventano sempre più poveri.

La situazione è ancora più grave in Italia rispetto alla media. Nel nostro paese, infatti, il reddito del 10% più ricco della popolazione è 11 volte più alto rispetto a quello del 10% più povero (la media Ocse è di 9,1 volte). In più in Italia il tasso di povertà è cresciuto di 3 punti tra il 2007 e il 2011 (il quinto aumento più elevato), mentre il tasso di povertà tra gli under 25 è salito al 14,7%. Alla base dell'incremento della disuguaglianza c'è una sempre maggiore sproporzione tra i salari dei lavoratori  (soprattutto di quelli precari) e quelli dei dirigenti. Infatti il 50% dei posti di lavoro creati nell'area Ocse tra il 1995 e il 2013 sono part-time (sia a tempo determinato che autonomi). Sono posizioni insicure, spesso malpagate e ricoperte dai giovani. In Italia le percentuali sono addirittura maggiori: nel 2013 il 40% della popolazione italiana aveva un lavoro precario (la media Ocse è del 33%) con un tasso di crescita del lavoro precario del 24%. Tra l'altro, in Italia i contratti precari risultano più precari che in altri paesi, con una retribuzione inferiore (-40%) rispetto a quella di un contratto a tempo indeterminato. Ed intanto sale al 26,6% il tasso di povertà tra le famiglie italiane di lavoratori precari.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Poveri    Ricchi         
    
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