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Nuovo Articolo Dopo le primavere arabe...
Categorie in cui questo articolo è presente :   Estero            

22 Settembre 2015

La primavera araba aveva suscitato grandi speranze, sia nei paesi direttamente coinvolti che all'estero. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, sono tornati al governo regimi militari (come in Egitto), oppure la situazione risulta una guerra civile di tutti contro tutti e dove a farne le spese è in primo luogo la popolazione (come in Libia ed in Siria). E le speranze deluse hanno avuto un grande effetto sulle aspirazioni ed i desideri dei giovani arabi: mentre nel 2013 era il 92% di loro a sognare una futura democrazia, oggi soltanto il 36% crede che il sistema di governo democratico possa funzionare. Allo stesso tempo, la percentuale dei giovani convinti che il primo problema dell'intera regione sia la mancanza di democrazia è crollata dal 43% del 2013 all'attuale 15%. sono questi i risultati del sondaggio annuale ASDA'A Bruson Marsteller Arab Youth Survey rivolto alle generazioni più giovani (tra i 18 ed i 24 anni) dell'area meridionale del Mediterraneo.

Tuttavia, anche se le aspirazioni democratiche sono andate deluse, l'Isis è ritenuta la principale minaccia per la società da parte del 73% dei giovani, mentre, passando ai problemi personali, questi riguardano la mancanza di lavoro (81%). Per molti l'alternativa è l'emigrazione. I paesi che più attirano i giovani sono gli Emirati Arabi (dove al lavoro si uniscono un contesto culturale e religioso simile), seguiti da Stati Uniti, Germania, Canada ed Italia.

Il sondaggio, inoltre, rivela che la maggior parte dei giovani è più proiettata in un contesto globale: sono sempre di più quelli che parlano inglese (nei Paesi del Golfo è usato più dell'arabo dal 56% dei giovani) e che navigano su internet (82%). Per informarsi, comunque, il mezzo principale rimane la televisione. Infine, rimane la speranza di un futuro migliore: il 57% è convinto che la strada imboccata dal proprio paese sia quella giusta per risolvere i propri problemi interni, mentre il 67% è convinto che le cose miglioreranno in futuro.

Fonte:  Serena Marchini   
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