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Nuovo Articolo Eniwetok, l'atollo dei test atomici
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16 Dicembre 2015

Tra il 1948 ed il 1962 furono effettuati test atomici statunitensi sugli atolli Eniwetok e Bikini, in pieno Pacifico. I due atolli (a 2827 chilometri dalle Hawaii e a 2173 chilometri dalle coste orientali del Giappone), infatti, attualmente appartengono allo Stato insulare delle Isole Marshall, ma fino al 1986 erano Territorio Fiduciario statunitense. Il punto è che, mentre l'atollo di Bikini è stato dichiarato patrimonio dell'umanità, su quello gemello di Eniwetok è stato costruito nel 1979 un gigantesco tappo di cemento per seppellire le scorie radioattive dei test atomici. La cupola (chiamata Runit Dome e misurante 107 metri di diametro per una profondità di neppure 20 metri) si trova nell'isolotto di Runit, il più piccolo tra i quaranta che compongono l'atollo. Un sarcofago nucleare per oltre 100mila metri cubi di scorie radioattive che, nelle intenzioni originali, doveva essere soltanto provvisorio. 36 anni dopo tutto è rimasto come prima.

Caduto nell'oblio, l'atollo di Eniwetok è tornato agli onori della cronaca circa due mesi fa, quando Tony de Brum, ministro degli Esteri delle Isole Marshall, ha riferito che durante una recente perlustrazione di controllo (tra l'altro, la prima dopo 25 anni) sono state rilevate crepe nella struttura. Il sito non ospita solo le scorie delle 67 bombe atomiche fatte esplodere sui due atolli in 14 anni (24 su Bikini e 43 su Eniwetok, di cui 14 solo su Runit e il cui tempo di decadimento è calcolato in 24mila anni), ma anche le tonnellate di terreno contaminato rimosso. Queste provengono dai lavori di bonifica eseguiti tra il 1977 e il 1979 su tre dei quaranta isolotti dell'atollo: sono Japtan, Eniwetok e Medren, gli unici abitabili (gli altri 37 sono ancora contaminati).

Il Ministero per l'energia statunitense (Department of Energy) ha incaricato il mese scorso il Lawrence Livermore National Laboratory (agenzia specializzata nella ricerca sull'inquinamento radioattivo) di monitorare per i prossimi due anni le Marshall per una futura messa in sicurezza del sito ed un recupero dell'atollo. Si pensa di trasferire parte delle scorie negli Stati Uniti (perché siano riprocessate e seppellite) e schermare completamente Runit Dome, rendendolo più profondo e isolandolo con un muro antitsunami. Resta il problema dei costi e quello della mancanza di dati sulla radioattività sia a Runit che negli altri 39 isolotti e nelle acque intorno a Eniwetok.

Fonte:  Serena Marchini   
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