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Nuovo Articolo Gioco d'azzardo: gli italiani giocano sempre di più, ma lo Stato incassa sempre meno
Categorie in cui questo articolo è presente :   Fisco            

12 Maggio 2015

Calano i consumi, anche quelli di generi alimentari, ma non il volume del gioco d'azzardo. Anzi, sempre più italiani giocano d'azzardo e scommettono, e sempre di più (si calcola che al gioco finisca 1 euro ogni 8 euro spesi per i consumi). Sono soprattutto le slot machine ad incidere maggiormente, ma anche lotto, enalotto, bingo, Gratta e Vinci, scommesse sportive e casinò online fanno la loro parte. Solo per avere un'idea delle cifre di cui si sta parlando, nel 2000 la spesa per il gioco d'azzardo si attestava sui 15,8 miliardi; l'anno scorso è stata di 84,7 miliardi. Denaro che viene completamente sottratto alla ripresa economica. Uno studio rivela che, impiegati nei consumi, questi soldi creerebbero una crescita economica di 20 miliardi solo nel commercio e nei settori dei servizi alla vendita, più altri 4 miliardi nei settori produttivi (industria, agricoltura, artigianato). In termini di impiego si parla di 90mila posti nel commercio e di 25mila nell'industria che non hanno mai avuto possibilità di esistere.

In più, il denaro va solo in minima parte allo Stato italiano. Tra tasse e concessioni, l'Erario incassa solo 8 miliardi l'anno (il 10% di quanto speso nel gioco d'azzardo). Anche se gli italiani giocano sempre di più, lo Stato incassa sempre meno in percentuale (si è passati dal 19,6% sulla spesa totale del 2006 al 9,65% del 2013).

Non solo diverse società del settore hanno sede legale all'estero, ma la tassazione sui nuovi giochi (ad esempio, le scommesse online, che stanno prendendo sempre più piede) è bassissima rispetto ai giochi tradizionali. Oltre a ciò, non bisogna dimenticare due aspetti: il primo è che spesso la criminalità organizzata è coinvolta nel business del gioco d'azzardo (accaparramento delle licenze, estorsioni, prestiti ad usura, riciclaggio di denaro, manomissione delle slot machine). Il secondo aspetto è che sempre più il gioco d'azzardo diventa un impulso compulsivo, un'ossessione, soprattutto in tempo di crisi: è sempre più diffusa l'idea di guadagnare in un attimo oppure di rifarsi, se non in questa, alla prossima giocata.

La maggior parte delle vincite sono minime, illusorie, ma, anche nel caso di quelle di importo maggiore, non è infrequente che i giocatori destinino il denaro ad altre scommesse e ad altre giocate, in una spirale senza fine. Perché, se il gioco diventa una malattia, è poi lo Stato (o comunque le amministrazioni locali) a doversi fare carico dell'assistenza e della “disintossicazione” dei giocatori. Anche questo va messo nel conto costi-benefici per l'Erario.  

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Fisco    Tasse    Governo      
    
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