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Nuovo Articolo Green Economy
Categorie in cui questo articolo è presente :   Attualità    Economia e Politica         

1 Marzo 2015

Boom della green economy, sia all'estero che in Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, infatti, solo nel 2014 otto società dell'economia verde sono state quotate in Borsa. Invece, nello stesso anno, le società italiane già quotate hanno registrato una crescita del fatturato del 2% rispetto al 2013, per un totale di 57 milioni di euro. La loro capitalizzazione complessiva ha un peso di 1,5 miliardi di euro, mentre l'intero settore riguarda il 28% del totale del listino AIM delle piccole e medie imprese di Borsa italiana.

In tutto, negli ultimi sei anni sono 341.500 le aziende italiane con almeno un dipendente che hanno investito in tecnologie o prodotti “green”. Una scelta che ha dato risultati superiori alla media delle aziende italiane, in termini di esportazione ed innovazione, con lo sviluppo di nuovi prodotti e/o servizi. Inoltre, i lavoratori impiegati nel settore sono oltre 3 milioni, il 13,3% degli occupati totali in Italia, ed si prevede un'ulteriore crescita nei prossimi anni: si parla di 234.00 assunzioni (il 61% della domanda di lavoro attuale) riguardanti figure con competenze green, nei settori dell’agricoltura, manifatturiera, dei servizi, della ricerca e sviluppo, dell’amministrazione o dell’ambiente.

Dalla valutazione si deduce chiaramente come l'attenzione al possibile impatto ambientale causato dall'intero ciclo produttivo non consente solo l'eliminazione di un effetto di retroazione negativa sul PIL. Per dirla in breve, non solo si evita di diminuire il PIL, danneggiando involontariamente attività legate alla buona salute dell'ambiente (come agricoltura, turismo, pesca, salute pubblica) e causando disastri naturali, ma aumenta essa stessa l'indotto.

Basandosi in prevalenza sull'utilizzo delle risorse rinnovabili (biomasse, energia solare, energia eolica ed idraulica) e sul riciclaggio di ogni rifiuto domestico o industriale, per evitare sprechi di risorse (efficienza energetica e riciclo materiali). Si tratta, per l'esattezza, di un modello decisamente ottimizzato degli originali intenti dell'economia di mercato, basato sul continuo sviluppo della ricerca e sull'ottimizzazione delle risorse.

Ma, se l'economia “tira”, è la politica a non essere al passo. Vale per tutti l'esempio delle cosiddette “case green”, dotate di fonti di riscaldamento pulite, non inquinanti. Infatti, alcune delle direttive europee ignorate o non recepite dalla legislazione italiana riguardano appunto il settore della green economy. In particolare, interessano la cogenerazione (i sistemi meccanici che consentono di realizzare insieme illuminazione e riscaldamento non inquinanti) e le energie rinnovabili non fotovoltaiche nel campo dell'elettricità.

È questo il risultato di un'indagine realizzata dalle associazioni delle principali imprese operanti nel settore delle energie rinnovabili, indagine che sottolinea un fatto essenziale: se recepite, le norme di Bruxelles permetterebbero al comparto di decollare, con indubbi benefici sull'intera economia e per tutto il Paese.

Ultimo dettaglio: in alcuni casi, l'attuazione dei regolamenti europei è avvenuta a cura delle Regioni, non dello Stato italiano. Risultato? Ogni Regione ha fatto a modo proprio, quindi in una può essere vietato in un'altra

Fonte:  Serena Marchini   
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