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Nuovo Articolo I tesori sommersi e incustoditi nei mari italiani
Categorie in cui questo articolo è presente :   Cultura            

7 Gennaio 2016

In Sardegna e in Sicilia sono tantissimi i tesori in fondo al mare (statue, antichi scafi di navi, ecc.). Sono reperti che farebbero la fortuna di qualsiasi museo, ma recuperarli costa troppo. Ad esempio, in Sardegna è stato recentemente scoperta una nave romana contenente anfore ed ancora in perfetto stato di conservazione, ad una profondità di 50 metri. Invece, ad Agropoli (in provincia di Salerno) nel fondale ad appena 5 metri di profondità si trova una nave del Seicento. Perfettamente raggiungibile a nuoto, lo scafo è da tre anni al centro di una controversia riguardante il suo recupero. Le opinioni, infatti, ognuna con motivazioni valide, sono diametralmente opposte. Risale a giugno l'ultimo progetto di recupero bocciato. Il comune, la Soprintendenza ai Beni Culturali e l'Università Orientale di Napoli avevano stilato insieme un protocollo d'intesa, ma ad affossare il progetto è stato il suo costo: per recuperare il relitto e restaurarlo è necessario un milione e mezzo di euro.

Tuttavia, sono molti gli archeologi a sostenere che lasciare il relitto sott'acqua sia la soluzione migliore. Per conservare lo scafo ed organizzare un itinerario turistico subacqueo bastano poche decine di migliaia di euro: sarà un museo sottomarino, fruibile soltanto se muniti di bombole d'ossigeno e di muta da sub, ma permetterà di mettere i reperti al sicuro dai predoni dei relitti. Il mercato nero dei relitti (e dei reperti che vi si trovano, statue, gioielli, ecc.) ha ancora una grande espansione, tanto che spesso si decide di insabbiarli del tutto piuttosto che lasciarli incustoditi.

Si calcola che nel Mediterraneo vi siano almeno 2500 relitti, di cui 700 solo in Sicilia e 200 nelle acque della Sardegna (cifre per difetto). La Sicilia, inoltre, ha adottato sistemi di conservazione e di sorveglianza (tra cui telecamere subacquee) più avanzati rispetto a quelli delle altre regioni. Il merito è delle università, le cui facoltà di Archeologia sono più autonome grazie lo statuto regionale, tanto da creare una branca specifica di archeologia marina e professionisti del settore.

Rendere fruibili ai turisti i tesori ancora sul fondo del mare, inoltre, darebbe un grande impulso al turismo, come rileva Unionturismo e gli altri operatori di settore. Le soluzioni che vengono proposte, sulla scia di quelle adottate in altri paesi, sono tante: ad esempio, si potrebbe far visitare le navi già nelle fasi di restauro (metodo che permetterebbe di coprire subito i costi ed adottato in Inghilterra). Oppure si può rendere fruibili gli scafi direttamente sott'acqua come è stato fatto in Croazia, con gabbie intorno ai relitti e percorsi subacquei.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Arte    Cultura    Sardegna      
    
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