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Nuovo Articolo IMU, TASI e TARI: istruzioni per l’uso
Categorie in cui questo articolo è presente :   Fisco            

14 Dicembre 2015

IMU: è l’acronimo di Imposta Municipale Unica. Riguarda gli immobili che insistono sul territorio comunale. Si paga per sostenere le spese erogate dai comuni, anche se l’ente beneficiario non è tenuto a specificare quali nel dettaglio.

Deve essere pagata dai proprietari di immobili. A partire dal 2016 la normativa prevede che non sia dovuta sulla prima casa, ossia quella ad uso abitativo del proprietario. Nei casi di comodato d’uso l’abitazione viene considerata assimilabile a prima casa solo in alcune circostanze: il comodatario deve appartenere ad un nucleo famigliare con ISEE inferiore a 15.000 euro e la rendita catastale non deve superare i 500 euro; inoltre può godere di questo beneficio solo un appartamento: nel caso in cui il proprietario conceda, ad esempio, in comodato d’uso due appartamenti a due dei suoi figli solo uno viene assimilato a prima casa. Per i cittadini italiani residenti all’estero l’assimilazione a prima casa avviene solo se l’immobile non è locato o concesso in comodato e se il proprietario è un pensionato nel proprio paese di residenza. In ogni caso il proprietario dell’immobile in oggetto è tenuto a pagare TASI e TARI in misura ridotta ai 2/3. Ogni comune decide autonomamente l’ammontare dell’IMU.

L’IMU sulla prima casa, fino a dicembre 2015, si calcola moltiplicando la rendita catastale per i coefficienti di rivalutazione previsti e si applicano le aliquote imposte di anno in anno dal comune. Nella maggior parte dei casi la visura catastale può essere fatta attraverso i servizi online dei comuni di appartenenza. La rendita catastale va rivalutata del 5% e il risultato va moltiplicato per un coefficiente specifico, diverso a seconda della tipologia di immobile, che per abitazioni e pertinenze è 160. Occorre applicare, infine, l’aliquota stabilita dal comune, che varia tra il 2 ed il 4 per mille e detrarre 200 euro dal totale. Il contribuente ha la facoltà di pagare la tassa in due rate: una da versare entro il 16 giugno e la seconda entro il 16 dicembre - ma le date possono variare in base ai comuni di appartenenza. Si può altresì pagare in un’unica rata, sempre entro il 16 giugno.

Facendo un esempio pratico: se la rendita catastale è di 1000 euro, quella rivalutata di 1050 euro, applicando il coefficiente di 160 la base imponibile sarà pari a 168.000 euro; ipotizzando un’aliquota del 3 per mille l’imposta sarà 504 euro e, detraendo 200 euro, il valore finale da versare ammonta a 304 euro, quindi ogni rata sarà pari a 152 euro nel caso in cui si scelga di fare due versamenti.

L’IMU sulla cosiddetta seconda casa si calcola allo stesso modo, varia solo l’aliquota, che è fissata per legge al 7,6 per mille. I comuni hanno facoltà di aumentarla o diminuirla di 3 punti, quindi essa può oscillare tra il 4,6 ed il 10,6 per mille.

Si può pagare utilizzando il modello F24 semplificato, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, o con bollettino di conto corrente postale.

TASI: è l’acronimo di Tariffa sui Servizi Indivisibili. Si paga per sostenere i cosiddetti “servizi invisibili”, ossia quelli di cui usufruiscono i cittadini ma che non possono essere pagati direttamente (l’illuminazione pubblica, la pulizia delle strade, gli uffici comunali etc.) e che vengono obbligatoriamente divulgati tramite un elenco approvato dal Comune.

Deve essere pagata sia dal proprietario che dal detentore dell’immobile, secondo quote e aliquote stabilite da ciascun comune. Viene quindi versata anche dagli inquilini in affitto e dai beneficiari di edilizia residenziale pubblica.

Si calcola come l’IMU ma le aliquote sono espresse in millesimi. Seguendo l’esempio di prima - quindi partendo da una rendita catastale di 1000 euro - si calcola così: 1000 (rendita catastale) x 1,05 (rivalutazione) x 160 (coefficiente specifico delle abitazioni) x 3 (aliquota stabilita dal comune) /1000 = 504 euro, da dividere per i proprietari dell’appartamento.

Le scadenze e le modalità di pagamento sono le stesse dell’IMU.

TARI: sta per Tariffa Rifiuti e sostituisce le precedenti TIA1 e TIA2 e TARES. Si paga per sostenere le spese comunali per lo smaltimento e raccolta dei rifiuti. Deve essere pagata dagli utilizzatori degli immobili che producono rifiuti urbani, perciò sia da proprietari, sia da inquilini in affitto sia da beneficiari. L’importo è stabilito dal comune in proporzione alla superficie netta e al numero dei componenti famigliari. Il calcolo viene effettuato dal comune di appartenenza. Si può pagare in due o massimo quattro rate, con scadenze fissate sempre dal comune. Si paga tramite modello F24 o bollettino di conto corrente postale inviato dal comune o dall’ente deputato alla gestione dei rifiuti. 

Fonte:  Marica Loparco   
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