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Nuovo Articolo Il basso costo del petrolio mette in crisi l'Arabia Saudita
Categorie in cui questo articolo è presente :   Estero            

13 Febbraio 2016

L'Arabia Saudita si trova per il secondo anno di seguito ad affrontare un notevole deficit di bilancio: è la prima volta nella storia e non si pensa che il 2016 andrà meglio. Nel 2014 il deficit è stato di 100 miliardi di dollari e, anche se non si conoscono i dati per il 2015, si stima una cifra addirittura superiore. Comunque, se nel 2014 le entrate erano di 380 miliardi di dollari, nel 2015 ammontavano soltanto a 120. Se il prezzo del petrolio continuerà a rimanere sotto i 50 dollari al barile, l'Arabia Saudita potrebbe ritrovarsi senza risorse monetarie entro cinque anni. Non bisogna dimenticare che il settore energetico rappresenta il 75% del PIL del Paese: sono le esportazioni dell'oro nero a pagare in gran parte il welfare, la difesa, i faraonici piani edilizi e le spese della casa reale. La crisi finanziaria sta mettendo tutto in discussione.

Il primo segno è stato l'aumento del 50% del prezzo della benzina, annunciato ai primi dell'anno: ora il suo costo passa dai 16 centesimi al litro a 32 centesimi. Per noi che siamo abituati a prezzi ben più consistenti non è nulla, ma per i sauditi è un vero e proprio shock. Mentale e di immagine, oltre che di portafoglio. Ed è stato solo il primo passo. Per i prossimi mesi sono stati annunciati rincari per le bollette di elettricità e acqua, mentre la spesa pubblica subirà grossi tagli. Il più colpito sarà il welfare ma, ovviamente, i bilanci della difesa non verranno toccati: assorbono l'11% del PIL e sono quelli che ricevono più finanziamenti in tutto il mondo. Si tratta di un vero e proprio cambiamento radicale nella gestione del Paese, ma potrebbe risultare un boomerang. Da sempre il governo saudita ha evitato il malcontento popolare e di dover affrontare un programma di riforme attraverso un ampio welfare e la concessione di generosi benefici ai cittadini. Ad esempio, nel 2011 con l'estendersi della delle Primavere Arabe in tutto il Medioriente, la monarchia evitò le proteste popolari concedendo sussidi per le bollette di luce e acqua, assistenza sanitaria gratuita e l'abolizione delle tasse sul reddito.

Adesso la crisi economica rimette tutto in discussione. E, sebbene il prezzo del petrolio sia calato dai 100 dollari al barile del 2014 ai 36 dei primi del 2016, in futuro le quotazioni potrebbero subire una flessione ancora più drastica a causa del ritorno sul mercato del petrolio iraniano. Resta comunque il fatto che è proprio il governo di Riad a opporsi strenuamente alla richiesta dell'Opec ai paesi membri di ridurre la produzione petrolifera, l'unica misura che potrebbe invertire la tendenza. Invece per il 2016 l'Arabia Saudita ha già portato la sua produzione a 1,5 milioni di barili al giorno.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Estero    Energia    Arabia    Petrolio   
    
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