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Nuovo Articolo Il nuovo volto dell'Iran
Categorie in cui questo articolo è presente :   Estero            

4 Marzo 2016

L'Iran cambia volto e anche gli edifici architettonici, in primo luogo quelli di Teheran. L'apertura al Occidente e la firma dell'accordo sul nucleare non hanno fatto altro che accelerare esponenzialmente il fermento nella società iraniana e, in particolare, nell'architettura. Questo settore è straordinariamente importante in Iran, in quanto durante il regime degli ayatollah ha fatto della aderenza al identità islamica il requisito fondamentale dei progetti. Inoltre sono oltre 50.000 gli iscritti alle facoltà di architettura, l'edilizia assorbe il 70% degli investimenti privati e la professione di architetto rappresenta un mestiere di grande prestigio. Ogni giorno a Teheran si tengono mostre, seminari, convegni di settore che attirano ogni volta masse di giovani.

Due motivi che possono spiegare questo seguito tra i giovani sono il ruolo svolto da numerosi artisti (giovani, laureati all'estero o in Iran, vincitori di importanti concorsi internazionali e che stanno rivoluzionando il settore dell'architettura) e l'atteggiamento più morbido dell'autorità riguardo l'identità islamica degli edifici. Sono in molti a sostenere che l'architettura debba avere un rapporto di continuità con la storia, ma non deve semplicemente riproporre i modelli del passato. Non si è più davanti alla scelta obbligata tra modelli occidentali e tradizione: la terza via, quella che sta avendo sempre più successo, si basa sulla composizione degli stili. La ripresa in modo creativo di temi e forme dell'architettura tradizionale solo sta cominciando essere accettata in Iran, ma consente spesso di vincere gare internazionali.

Esempi di questa creatività basata sulla tradizione sono la moschea realizzata dagli architetti Catherine Spiridinoff e Reza Daneshmir ( nel centro di Teheran, e senza minareti e ricorda le dune del deserto, con strati altimetrici, pianta rettangolare e interni disadorni) e la casa progettata da Alvieza Taghaboni a piani girevoli. È a quattro piani e i volumi ruotano indipendentemente intorno al proprio asse verticale, mentre tutti gli spazi interni facciano su centrale, elemento tradizionale delle case iraniane introverse a corte centrale. Spopola invece su YouTube il video sul Chehelgehen (la casa di 40 nodi), condominio ristrutturato nella parte più povera e antica di Teheran su progetto di Habibeh madjdabadi e di Alvieza Mashhadimirza. Il nome deriva dal fatto che i due architetti hanno impiegato la tecnica dei maestri tappetai iraniani, dirigendo le maestranze in base ai diversi tipi di mattone impiegati. Infatti l'edificio è completamente rivestito da una maglia metallica con mattoni infilzati su tondini di ferro, distanziandoli tra loro in modo diverso si crea quindi un effetto pieno dov'è la luce non deve passare e si lasciano grate trasparenti davanti alle finestre. Non solo questa soluzione ricorda le mashrabiye delle vecchie case persiane aperture schermate da grate di legno, ma crea effetti di luce e ombra anche all'esterno a causa della geometria irregolare da mattoni sporgenti.

Fonte:  Serena Marchini   
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