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Nuovo Articolo Italiani tra dati e statistiche-siamo davvero in un periodo di decadenza culturale?
Categorie in cui questo articolo è presente :   Cronaca    Economia e Politica         

10 Febbraio 2012

Sostenere che la cultura degli italiani non meriti propriamente di essere chiamata eccelsa, sembra andare contro alcune delle statistiche ISTAT, ma basterebbe guardarsi un poco attorno per accorgersi che c’è inequivocabilmente qualcosa che non va. 
La nostra Italia: il “bel paese” per eccellenza, nel quale si affollano straordinarie testimonianze di antiche popolazioni, quel  “bel paese” dell’arte,  “là dove l’si sona[1]”.. 
Se osserviamo la nostra situazione attuale, viene spontaneo chiedersi dove sia finito il grande splendore che accompagnava la fama di questa penisola giusto qualche secolo fa. Secondo alcuni dati della già menzionata ISTAT, tra turismo culturale, musei, teatro, cinema e musica, “si arriva al  13 % del Pil, con circa 203 miliardi di euro di fatturato.[2]” Potrebbe sembrare che questo dato incarni una denotazione positiva per l’Italia, che non lasci adito a critiche di alcun tipo; invece qualcosa da dire c’è, giacché questa ampia entrata di denaro, è ottenuta davvero con il minimo investimento indispensabile: meno dello 0.2 % del Pil. Risulta chiaro il nettissimo distacco tra quanto si potrebbe fare per la nazione, e quanto invece l’impegno dello Stato sembri inadeguato.
Anche per quanto riguarda gli investimenti relativi all’educazione, l’Italia è decisamente in svantaggio rispetto alla media proposta dall’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Viene investito infatti solo il 4.9 % del Pil nell’educazione, contro il 5.8 % della media europea, quando, contraddittoriamente, un singolo studente italiano “costa” quasi 1500 dollari -valuta utilizzata per le rilevazioni OCSE- in più rispetto ad uno studente di un’altra nazionalità. Le condizioni italiane riguardo al rapporto numerico studenti/insegnanti dovrebbero lasciar presagire un buon livello di istruzione, infatti, si contano 10 studenti circa per ogni singolo professore. In realtà siamo ai livelli più bassi di Europa per quanto concerne i titoli di studio. “Un giovane su tre non arriva al diploma. Supera la terza media, magari si iscrive ad una scuola superiore, ma poi abbandona.[3] ”  Secondo i dati Eurostat, siamo al quintultimo posto se si considerano gli studenti che completano gli studi della scuola secondaria. Se parliamo di università poi, i numeri si fanno sempre più bassi nel tempo: infatti, solo il 19% dei giovani italiani risulta essere in possesso di una laurea, mentre la media europea si aggira intorno al 30%. 
Con le ultime riforme la scuola italiana sta andando sempre più giù. Direttamente proporzionale è di conseguenza il malcontento degli studenti liceali e universitari, che, inesorabile, cresce ogni anno ulteriormente. 
E anche chi vorrebbe studiare, si trova a dover fronteggiare enormi problemi economici derivati dall’altissimo costo dei testi e anche, per esempio, delle tasse universitarie.  
Nessuno può sapere se esiste una soluzione a questo problema, abbiamo solo la consapevolezza che, in un modo o nell’altro, in meglio o in peggio, tutti i periodi bui della nostra storia sono sfumati per lasciar spazio ad altre epoche più luminose oppure ancora più buie. Insomma, anche se sembra proprio che la nostra spensierata penisola sia sul punto di affondare -se non altro culturalmente parlando- dobbiamo continuare a sperare e ad impegnarci affinchè la cultura ricopra il ruolo che da sempre le spetta: un fortissimo strumento di crescita, di consapevolezza e di difesa per ognuno di noi.  
 
____________________________________________
[1] Dante Alighieri, Inferno, Canto XXXIII, vv. 80.
[2] Dati Istat elaborati per la Conferenza nazionale Assessori Cultura e Turismo, 2011.
[3] Tuttoscuola news, Elaborazione dei dati del censimento Istat 2001, anno 2004.

Fonte:  Isabella Gomato   
Tags in cui l'articolo è presente :    ISTAT    Pil    Scuola    Università   
    
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