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Nuovo Articolo La lezione del comune di Malegno
Categorie in cui questo articolo è presente :   Attualità            

20 Gennaio 2016

La lezione del sindaco di Malegno, in Val Camonica (Brescia): l'accoglienza agli immigrati porta risorse e guadagni (legali) a tutto il paese. È una lezione da ricordare mentre si parla di emergenza sbarchi e degli stranieri che vengono accolti nel nostro Paese. A volte, infatti, possono diventare una fonte di risorse ed un vantaggio economico per le comunità che li ospitano, senza incidere sui bilanci comunali. Ovviamente, però, la gestione deve essere trasparente e ben organizzata, senza imbrogli. Ne è l'esempio, appunto, Malegno (2000 abitanti): il suo sindaco, Paolo Erba, ripete da anni che l'accoglienza ben gestita è una risorsa, nonostante sia stato accusato più volte dai suoi concittadini di attingere ai già magri fondi comunali per l'assistenza a favore degli stranieri. E a tutto danno dei locali. La storia, invece, è completamente diversa.

Tutto inizia nel 2011, quando in Val Camonica arrivarono 116 richiedenti protezione internazionale, tutti provenienti dal Nord Africa. Furono ospitati in un albergo di Montecampione (località turistica invernale molto frequentata), a 13 km dal centro abitato e a 30 km dall'ospedale più vicino. Una gestione sbagliata, che portò (secondo le stime dell'Asl Val Camonica-Sebino) ad un aumento dei costi per i Servizi Socio-Sanitari di 25mila euro al mese. Fu a questo punto che l'allora sindaco di Malegno, Ales Domenighini, decise di attuare un nuovo sistema di microaccoglienza. I risultati, comprese le ricadute economiche positive, sono stati notevoli, tanto che il progetto è stato adottato anche da altri 5 comuni della Val Camonica. In tutto, dal 2011 sono stati ospitati a Malegno 30 richiedenti asilo, gestiti dalla cooperativa sociale K-Pax, patrocinata dal comune. I profughi sono ospitati in due appartamenti, ognuno da quattro posti, e i costi dell'accoglienza sono coperti dei fondi dell'Unione Europea, che arrivano tramite il Ministero dell'Interno. Si tratta di 35 euro al giorno, 4200 euro al mese per i 4 ospiti di ogni appartamento.

Di questa cifra, solo 320 euro sono destinati materialmente ai profughi sotto forma di pocket money; la somma rimanente (3880 euro) viene sì destinata ai profughi, ma viene spesa sul territorio. Innanzitutto, 450 euro servono per l'affitto dell'appartamento, 170 euro per le utenze (luce, acqua e gas) e 480 in media per l'acquisto di cibo e vestiario. Altre voci riguardano i servizi del consulente legale, dell'insegnante di italiano e degli operatori sociali, con la possibilità di nuovi posti di lavoro. Il punto focale è la rendicontazione di tutte le spese, anche di quelle minori, in modo da ridurre al minimo il rischio di truffe e di operazioni illecite.

Fonte:  Serena Marchini   
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