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Nuovo Articolo L'acqua come bene economico speciale: i problemi vengono tutti dalla gestione
Categorie in cui questo articolo è presente :   Ambiente            

8 Novembre 2015

Negli ultimi anni come non mai l'acqua è stata vista come bene comune, che non può andare in mani private. Ne sono stati un esempio il referendum sull'acqua del 2011, il movimento Right2Water (che ha presentato in tal senso milioni di firme al parlamento europeo) e l'enciclica di Papa Bergoglio dal titolo "Laudato si". Tuttavia, non si può dimenticare che l'acqua è un bene prezioso, indispensabile per la vita, non inesauribile: la sua domanda (e, di conseguenza, la sua scarsità) diventerà tanto maggiore quanto più saranno intensi i cambiamenti climatici e l'aumento della popolazione. Per questi motivi, la sua distribuzione e il suo uso dovrebbero essere funzionali, efficienti, senza sprechi. L'Italia, invece, pecca proprio sotto questi aspetti: a darne un'idea basta il tasso di perdite nella rete idrica, che fanno sprecare una grande quantità d'acqua nel trasporto. La media UE è del 19%, mentre nel nostro Paese la percentuale è del 36% (record negativo). Inoltre, non vanno dimenticati gli scarichi e i depuratori carenti ed inefficienti, che hanno anche portato a sanzioni da parte dell'Unione Europea.

Il problema dell'Italia è che manca una gestione coordinata ed efficace dell'acqua, con investimenti volti a tutelare e a rendere efficiente il servizio: al giorno d'oggi, infatti, il nostro Paese investe nei servizi idrici solo 34 euro l'anno per abitante, rispetto agli 80 della Germania, gli 88 della Francia e i 129 della Danimarca. Finora sono state seguite le logiche di profitto o di consenso politico, che non considerano l'acqua come un bene economico (per fruirne serve il lavoro dell'uomo), speciale, da tutelare e da preservare per le future generazioni.

Secondo alcuni economisti è inoltre sbagliato vedere la gestione dell'acqua come una contrapposizione tra pubblico e privato: in entrambi i casi possono esservi sprechi e cattive gestioni. Il problema è invece gestire in modo industriale gli acquedotti, le fognature e il sistema di depurazione, in modo che siano accessibili a tutti e che le tariffe coprano i costi di produzione. Casi a sè devono essere però i diritti all'acqua per chi ha un reddito basso o nullo, da finanziare con la fiscalità generale. E far crescere le tariffe in modo proporzionale ai consumi, spiegano, potrebbe essere un modo per combattere gli sprechi, dovuti in parte anche al fatto che le tariffe sono tenute artificialmente basse (gli italiani hanno il consumo di acqua pro capite più alto in Europa). E dovuti anche ad assurdità come usare l'acqua del sottosuolo per irrigare al posto dell'acqua di raccolta o di superficie.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Ambiente    Emergenza         
    
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