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Nuovo Articolo Mare senza trivelle: regioni e ambientalisti promettono battaglia
Categorie in cui questo articolo è presente :   Ambiente            

27 Gennaio 2016

Il settore estrattivo (gas e petrolio) in Italia conta più di 800 pozzi, 360 dei quali in mare. Se i numeri delle trivelle attive sono rilevanti, non lo sono quelli delle quantità estratte: solo il 7% del consumo totale di gas e l'1,3% di quello di petrolio. Il Decreto Sblocca Italia ha previsto la realizzazione di nuove strutture, tra cui tre nuovi impianti in mare e diversi pozzi per la ricerca nei fondali nei prossimi mesi. Il tutto senza consultare le Regioni, che promettono battaglia. Dieci hanno già presentato sei referendum, riguardanti la realizzazione o meno delle trivelle, ora al vaglio della Corte Costituzionale; se saranno ammessi, si andrà al voto in primavera.

Nella protesta le Regioni trovano alleati nelle campagne di Greenpeace e del Coordinamento Pesca dell'Alleanza delle Cooperative Italiane del settore. Ambientalisti e pescatori hanno firmato assieme un manifesto per "un mare senza trivelle". Dati alla mano, sottolineano che le riserve certe di gas e petrolio nei fondali italiani equivalgono rispettivamente a solo 6 e 2 mesi di consumi nazionali. L'Italia dipende dall'estero per le forniture energetiche (attualmente si attesta sul 90%) e la realizzazione di nuovi impianti di estrazione non cambierà le cose. Tra l'altro, il settore ha le royalties più basse di tutta Europa: in alcuni Paesi le compagnie pagano il 50% per i diritti di estrazione, in Italia solo il 7%. A fronte dei magri guadagni, sono però molto alti i rischi: un incidente con sversamento in mare di petrolio avrebbe conseguenze enormi sulla pesca e sul turismo.

Inoltre è sotto accusa la tecnica dell'airgun per l'ispezione dei fondali marini, basata sul pompaggio di grandi quantità di aria compressa (in effetti, viene proprio "sparata") che può avere conseguenze catastrofiche sulle specie ittiche: non solo provocherebbe stragi di pesci, ma danneggerebbe pesantemente il loro udito anche a grande distanza. Tuttavia la valutazione dell' impatto ambientale da fare prima di iniziare le trivellazioni non prende nemmeno in considerazione quali saranno le conseguenze sulle aree di riproduzione dei pesci. Nè si valuta il rischio di incidenti (il cosiddetto "danno rilevante") perché la legge non lo richiede. Infine, è guerra anche sui numeri dell'occupazione derivante dal raddoppio delle estrazioni: il governo parla di 25000 nuovi posti di lavoro, ma le organizzazioni citano numeri ben diversi. Tra l'altro, gran parte del lavoro è automatizzato e alcune piattaforme (come la Prezioso, nel Canale di Sicilia) sono vuote o quasi.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Ambiente    Energia         
    
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