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Nuovo Articolo Migranti, si aprono i corridoi umanitari
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8 Novembre 2015

Per contrastare gli scafisti si è sempre tentato di intercettarli nelle acque, territoriali ed internazionali del Mediterraneo, ma adesso si sta mettendo a punto una nuova strategia: la creazione di corridoi umanitari in Libano, Marocco ed Etiopia, in modo da interrompere alla fonte il carburante con cui vengono alimentati i traffici di esseri umani. I migranti, appunto. L'idea di istituire dei corridoi umanitari nei luoghi di origine o di partenza dei richiedenti asilo ricorre ormai da anni. L'ultima volta che se ne è discusso è stato lo scorso aprile, quando il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ribadì la necessità di istituire canali sicuri e regolari per i profughi in fuga dalle guerre e che cercano un asilo in Europa.

Tuttavia, se la Comunità Europea è profondamente divisa sulle modalità e sulle responsabilità dell'accoglienza, l'istituzione di un passaggio sicuro dalle zone di guerra alle frontiere esterne dell'Europa appare un'idea ancora lontana. Per questo, in assenza di un piano politico strutturato, hanno portato avanti il loro progetto la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Comunità di Sant'Egidio. Grazie all'accordo con le ambasciate italiane e finanziato con i fondi dell'8 per mille, il progetto Mediterranean Hope consentirà di portare in salvo 1000 profughi entro Natale: verranno trilasciati visti per motivi umanitari (soprattutto a donne e bambini) tramite un canale dedicato nei paesi in cui arrivano i migranti. Seguiranno poi voli regolari per l'Italia. Il regolamento europeo 810/2009 prevede infatti il rilascio di visti con validità territoriale limitata per motivi umanitari. Tra l'altro, se altri Stati lo consentono, il visto può avere una validità non limitata allo Stato che lo rilascia. Si tratta però di una norma quasi totalmente inapplicata ed è anche questo uno degli obiettivi del progetto: aprire la strada ad altre iniziative simili.

Le Chiese Evangeliche e la Comunita' di Sant'Egidio apriranno sedi operative nei paesi di partenza, fungendo da associazione per la raccolta delle domande di protezione umanitaria, per poi trasmetterle alle autorità italiane autorizzate a rilasciare i visti. Le prime due sedi saranno in Marocco: una a Rabat, dove ha sede l'ambasciata italiana, e l'altra a Tangeri, luogo in cui si concentrano i migranti subsahariani in partenza. Una volta arrivati in Italia, i rifugiati saranno ospitati nei centri di accoglienza dello Sprar (gestito dal Viminale e affidato all'Associazione dei Comuni Italiani), nella Casa delle culture (struttura in provincia di Ragusa, gestita dalle Chiese Evangeliche) o negli altri centri che la Chiesa Valdese aprirà in altre regioni italiane.

Fonte:  Serena Marchini   
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