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Nuovo Articolo Numeri da record per la diga sul Nilo Azzurro e l'Italia fa la sua parte. Ma non si dice.
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31 Marzo 2015

Grand Ethiophian Renaissance Dam (Gerd). Ossia la “Grande Diga del Rinascimento Etiopico”. Così è chiamata la diga gigantesca sul Nilo Azzurro in costruzione sul bassopiano etiopico. I lavori sono ancora a metà, ma i numeri sono da record: sarà la diga più grande dell'intera Africa, la decima al mondo. Ad opera ultimata sarà lunga quasi 2 chilometri e alta 155 metri, per un totale di 10 milioni di metri cubi di calcestruzzo. Il lago artificiale risultante avrà un'estensione di 1900 metri quadrati per una lunghezza di 250 km (5 volte il lago di Garda).

Le difficoltà e le aspettative non sono soltanto ingegneristiche, ma anche e soprattutto economiche e politiche. Innanzitutto, segnerà la consacrazione dell'Etiopia come la “nuova locomotiva d'Africa” ed il più grande produttore di energia rinnovabile del continente. Dalle 16 turbine Francis della diga (in cui passerà l'acqua del Nilo Azzurro) si dipartirà una fitta rete idroelettrica non solo in tutta l'Etiopia, ma anche nel Sudan fino all'Egitto (e forse anche verso l'Europa), in Kenya, in Somalia e, attraverso il Mar Rosso, nella penisola araba. Ed è qui che sta la vera difficoltà dell'opera. Il Nilo Azzurro, infatti, è uno dei due fiumi che, confluendo, dà origine al Nilo. La costruzione della Gerd permetterà all'Etiopia di controllare ed influire sulla portata d'acqua del Nilo in Sudan e in Egitto, con tutte le conseguenze del caso per l'agricoltura, la produzione di energia, l'industria, ecc. Si tratta di una questione vitale, tanto che il governo egiziano aveva dichiarato a chiare lettere la possibilità di ricorrere all'intervento armato per proteggere gli interessi dell'Egitto in merito. Ora, tuttavia, la situazione geopolitica gioca a favore dell'Etiopia. Egitto e Sudan si trovano in una posizione debole, dovendo vedersela prima con i propri problemi interni e così il 23 marzo i capi di stato egiziano, sudanese ed etiopico hanno firmato a Khartoum l'accordo sulla diga.

L'incertezza persistente sulle reazioni degli stati interessati ha avuto un riflesso anche sul finanziamento dell'opera. La Gerd, infatti, dovrebbe costare 4,8 miliardi di dollari (esclusa la realizzazione della rete idroelettrica): 1,8 miliardi sono stati messi a disposizione da banche cinesi (tuttavia la notizia non è confermata ufficialmente), mentre gli altri 3 miliardi dovranno venire dall'autofinanziamento, attraverso la vendita di bond. Nessun organismo di credito internazionale ha voluto finanziare la diga e questo porta ad un'altra considerazione. L'impresa che sta realizzando la Gerd è italiana: si tratta della Salini Costruttori (oggi Salini Impregilo), una ditta molto attiva in Etiopia. Si tratta di un'impresa ambiziosa, ai massimi livelli ingegneristici del settore, tuttavia la diplomazia italiana ha preferito passarla sotto silenzio, piuttosto che esaltarla. La ragione? Evitare di sottolineare il proprio ruolo in un'area geopolitica delicata e fonte di allarme per l'Egitto, di cui l'Italia è il primo partner commerciale.

Fonte:  Serena Marchini   
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