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Nuovo Articolo Pagamenti mobile: in Italia il 2015 è stato l'anno della diffusione
Categorie in cui questo articolo è presente :   Tecnologia            

28 Gennaio 2016

Nel 2015 le grandi aziende produttrici di smartphone e tablet (Android e Samsung in primo luogo) hanno fatto il loro ingresso nel mondo dei pagamenti, decise a disputare alle banche un settore che vale miliardi di euro. Per rispondere all'attacco, gli istituti di credito hanno accelerato lo sviluppo di app per i pagamenti mobile. Certo è che il 2015 sarà ricordato come l'anno in cui i pagamenti mobile hanno cominciato a diffondersi in Italia in modo massiccio: già nel 2014 i new digital payment (Mobile Pos e Contactless Payment, e-Commerce, Mobile Payment & Commerce, ePayment) hanno visto in Italia un incremento del 20% rispetto all'anno precedente. Si parla di un giro di affari passato da 15 a 18 miliardi di euro e che rappresenta il 12% del mercato mondiale dei pagamenti digitali, anch'esso cresciuto del 3,6% e arrivato nel 2015 a un totale di 146 miliardi. E per il 2017 si stima che raggiungerà i 176 miliardi di euro. Tanto per fare un confronto, nel 2014 i pagamenti elettronici con carta di credito avevano registrato un incremento solo del 1,6%, passando da un giro d'affari di 126 miliardi a uno di 128 (dati dell'Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano).

A colpire le carte di credito sono soprattutto i costi legati al loro utilizzo, anche se il 9 dicembre l'Italia ha recepito la normativa europea con cui si mette un limite unico alle commissioni interbancarie. Tuttavia il limite riguarda solo le carte Visa, PagoBancomat, MasterCard e tutte quelle di emanazione bancaria, mentre non può essere applicato ad American Express, Diners e altre non distribuite direttamente dagli istituti di credito. Per queste le commissioni potranno essere fissate liberamente senza alcun tetto.

Anche per questo motivo le app per pagamenti mobile si stanno diffondendo a macchia d'olio: l'ultima è stata inventata in Svezia e si chiama iZettle. Si è già imposta in undici mercati, grazie alla mancanza di costi d'iscrizione, importi minimi, tasse mensili o annuali. Prevede soltanto una commissione, variabile dal 1% al 2,72% a seconda dell'importo della transazione, per poter usare i dispositivi di pagamento gratuiti al posto dei POS. Invece altre app sfruttano il grande utilizzo che si fa dei dispositivi mobile per pagare il car sharing o i biglietti del trasporto pubblico locale: nel 2014 sono stati acquistati rispettivamente oltre 2 milioni di servizi e più di 3 milioni di biglietti.

Fonte:  Serena Marchini   
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