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Nuovo Articolo Pagati per non fare nulla, il caso del CNL
Categorie in cui questo articolo è presente :   Politica            

9 Giugno 2015

Il CNL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) esiste dal 1957 e, secondo gli obbiettivi indicati nella Costituzione, dovrebbe aiutare le Camere ed il governo a legiferare nei settori dell'economia e del sociale. Dovrebbe. Il condizionale, infatti, è un obbligo, dato che in 57 anni di vita ha proposto al Parlamento soltanto 14 disegni di legge, di cui nessuno è stato approvato. Indicato da Matteo Renzi come simbolo degli enti inutili e degli sprechi (costa allo Stato 20 milioni l'anno), la sua soppressione avrà un costo di circa 15 milioni per le casse erariali.

Infatti, servirà almeno un anno perché il disegno di riforma costituzionale che abolisce il CNL diventi legge (è stata approvata in prima lettura al Senato, ma occorrono ancora altre tre votazioni positive senza modifiche al testo). Quindi, il costo per le casse dello Stato sarà di 10-12 milioni per gli stipendi dei 70 dipendenti di ruolo (che dovrebbero  essere poi impiegati alla Corte dei Conti) e dei 7 dirigenti, più 4-5 milioni per la sede (la lussuosa Villa Lubin, nel Parco romano di Villa Borghese). Attenzione, si parla di sede inoperosa e di dipendenti e dirigenti pagati molto bene per fare niente, dato che dal 1° gennaio 2015 l'attività del CNL è sospesa, in attesa della sospensione definitiva.

A dire il vero, da gennaio sono state tagliate anche le indennità di carica. Le cifre sono impressionanti: 64 consiglieri (tra cui dirigenti di Confindustria, sindacalisti come Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, il persidente dell'Abi) per qualche riunione ricevono 25.633 euro all'anno. Il presidente (dal 2005 è in carica Antonio Mazzano, ex ministro del governo Berlusconi) riceve invece uno stipendio annuo di 187.000 euro ed ha uno staff di 5 persone. Questo comprende un portavoce (105.000 euro), una segretaria particolare (45.000 euro) e tre consulenti (rispettivamente 83.000, 30.000 e 22.000 euro l'anno). I due vicepresidenti (il presidente dei commercianti bolognesi, che si è dimesso a marzo, e Salvatore Bosco della Uil) ricevono un'indennità di 41.000 euro.

Tuttavia, un altro punto centrale è quello che accadrà quando scadrà la consiliatura (il 15 luglio di quest'anno).  Poiché il CNL è un organo costituzionale, gli stessi problemi per la sua soppressione si ripresentano a impedire la nomina di un commissario straordinario. Il Consiglio andrebbe rinnovato anche se sospeso, ed è necessario un atto del governo (che ancora non c'è). Intanto, il CNL è stato convocato per ben 5 volte dal suo presidente per discutere sul da farsi: è sempre mancato il numero legale.

Fonte:  Serena Marchini   
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