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Nuovo Articolo Polonia, la corsa allo shale gas è finita
Categorie in cui questo articolo è presente :   Estero            

22 Settembre 2015

Nel 2011 fu annunciato dal US Eia (Energy Information Administration) che il sottosuolo polacco era ricchissimo di riserve di shale gas sufficienti a coprire il fabbisogno energetico dei prossimi 300 anni. Si basa sull'estrazione di gas di scisto ed è un sistema di estrazione che ha già rivoluzionato il sistema energetico degli Stati Uniti, dove è ampiamente utilizzato. La notizia del servizio statistico statunitense sulle energie fu ripresa immediatamente dal primo ministro polacco (Donald Tusk, attuale presidente del Consiglio Europeo), per il quale si aprirà una nuova era per la Polonia. Con la fine della dipendenza del paese dal gas russo, sarebbe finalmente iniziato un nuovo periodo di sviluppo. Tutto ciò anche grazie ai grandi colossi mondiali dell'energia, che si erano assicurati concessioni di esplorazione del sottosuolo a condizioni vantaggiose. Ed ora, quattro anni dopo?

Exxon Mobile, Chevron, Eni, Total, Marathon Oil, Talisman e Conoco Phillips (quest'ultima proprio a luglio 2015) hanno via via rinunciato. Con la stessa velocità con cui hanno iniziato, hanno interrotto le attività e chiuso gli uffici e gli impianti in Polonia. Il motivo principale è il fatto che il “Texas d'Europa” (così la stampa internazionale aveva ribattezzato la Polonia) è stato soltanto un miraggio. Già nel 2012 l'Istituto geologico polacco aveva corretto le stime dell'US Eia: nel sottosuolo dello stato, infatti, vi sono riserve di gas di scisto pari solo a 768 milioni di metri cubi (al massimo). Ben lontani dai 5 miliardi e 300 milioni di metri cubi pubblicizzati nel 2011.

inoltre, vi sono anche altri motivi per il ritiro delle grandi compagnie internazionali in questi 4 anni. Motivi soprattutto burocratici. Il Parlamento polacco, infatti, ha adottato soltanto nel 2014 una legge  per regolare il settore dello shale gas: nel frattempo Talisman, Exxon Mobile e Marathon Oil avevano già chiuso la loro attività nel paese. Infine, grande rilevanza hanno assunto le proteste di ecologisti ed ambientalisti (sono infatti molte le accuse di danneggiamento ambientale rivolte alla frantumazione idraulica, il sistema con cui si estrae il gas di scisto dalle rocce). C'è da dire, inoltre,  che a differenza di quel che pensavano (e speravano) le grandi aziende energetiche, l'industria dello shale gas ha bisogno di tempi medio-lunghi per attuarsi pienamente. Unito al ridimensionamento delle stime sulle riserve, questo fattore ha spinto molte compagnie a fare un passo indietro per focalizzarsi su altri settori.

Fonte:  Serena Marchini   
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