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Nuovo Articolo Profughi in Australia: trasferimento “volontario” in Cambogia
Categorie in cui questo articolo è presente :   Cronaca            

16 Maggio 2015

Si è sempre parlato nel corso degli anni dei profughi che arrivano in Italia attraverso le rotte del Mediterraneo e delle tragedie di cui finiscono per essere vittime (i ricorrenti naufraghi delle carrette del mare nel Canale di Sicilia), ma quasi mai finiscono sotto i riflettori quelli che, altrettanto tragicamente, cercano di raggiungere paesi dall'altra parte del mondo. Pochi, infatti, si ricordano o hanno sentito parlare dei profughi iraniani, pakistani, sudanesi e somali (oltre ad appartenenti all'etnia Rohingya del Myanmar del Bangladesh ed a gli Uighur della Cina) che tentavano di raggiungere le coste australiane, pagando un altrettanto alto costo di vite umane. E, a fronte dell'attenzione quasi esclusiva sui centri di accoglienza in Sicilia, quasi nessuno si ricorda del centro di detenzione aperto dall'Australia nell'isola di Christmas. O dell'atollo-prigione Nauru.

Nel 2001, infatti, il governo australiano ha deciso di impedire qualunque sbarco di clandestini e li ha trasferiti forzatamente sull'atollo di Nauru, nazione a sé nel Pacifico micronesiano, subappaltando la gestione dei profughi. Nauru, la cui economia era in crisi totale per l'esaurimento delle miniere di fosfato, si trova a ben 300 chilometri di mare dall'isola più vicina, e ha una popolazione di 9500 persone per 21 km quadrati di estensione. Adesso ospita 1500 profughi, tutti musulmani, detenuti a gruppi in bunker circondati da foreste, in attesa di una decisione sulla propria sorte che viene costantemente rinviata.

Adesso, il piano “destinazione Cambogia” prevede il trasferimento di gruppi di “volontari” in Cambogia (a Phnom Penh e nei dintorni della città). Potranno partire solo coloro a cui è stato concesso lo status di profughi, ma pochissimi degli “aventi diritto” ha intenzione di accettare.        I motivi sono tanti: non solo la Cambogia deve fare i conti con il proprio passato (il regime del Khmen rossi e il genocidio da loro provocato), ma è anche uno dei paesi più poveri al mondo (1 bambino su 3 è denutrito, le piaghe del lavoro minorile e del turismo sessuale imperversano). In più, esiste il problema della religione: altri profughi negli anni passati sono stati costretti a lasciare la Cambogia tra l'ostilità della popolazione (si è giunto ad aizzare contro di loro i cani), o sono stati addirittura deportati. A questi punti valgono poco gli incentivi e le rassicurazioni del governo australiano, che definisce la Cambogia “il migliore dei mondi possibili”, un paese “sicuro, dove la polizia mantiene la legge e l'ordine”. In più, si promettono scuole per i figli, denaro, conti bancari, assistenza per imparare la lingua, trovare una casa ed un lavoro.

Il primo gruppo di profughi sarebbe dovuto partire il 20 aprile, ma la partenza è stata rinviata. Il problema è che, se nessuno dei profughi può essere costretto a partire con la forza, l'alternativa rischia di essere quella di rimanere per anni su un atollo-prigione nel mezzo del Pacifico. In un campo dove sono numerose le accuse di abusi su minori, violenza e commercio di droga in cambio di rapporti sessuali.

Un ultimo dettaglio: l'accordo “destinazione Cambogia” è stato siglato il 26 settembre scorso e prevede che il governo australiano paghi a quello cambogiano 40 milioni di dollari a rate perché questo “prenda in consegna” un gruppo di 200 profughi prima e tutti gli altri (una volta ottenuti i documenti necessari) poi. Della volontà dei profughi e delle conseguenze sociali nessun accenno.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Australia    Profughi         
    
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