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Nuovo Articolo Registro delle opposizioni: funziona?
Categorie in cui questo articolo è presente :   Attualità            

13 Febbraio 2016

Sono 1,44 milioni gli iscritti al Registro delle opposizioni, il poco conosciuto strumento predisposto dallo Stato italiano per aiutare i cittadini a far fronte al problema delle telefonate commerciali moleste. Ovvero il telemarketing galoppante. Le aziende più attive in questa pratica commerciale sono quelle della telefonia, dell'acqua, del gas e della luce, ma se sono in tantissimi a trovarla irritante sono in pochi a sapere come affrontarla. Infatti negli ultimi due anni si sono registrati solo 240mila utenti. Le iscrizioni possono avvenire via web (58% dei casi), chiamando il numero verde (36%) o via mail (5%), ma sono pochissimi i cellulari iscritti.

Il fatto si spiega facilmente se si pensa che in questo modo si vieta alle aziende di telemarketing di usare il proprio numero (fisso o mobile) solo se l'hanno trovato sull'elenco telefonico. Se l'hanno ottenuto in un'altra maniera, possono contattarvi ugualmente. Il problema è che spesso l'ottengono con l'inganno o sfruttando una disattenzione. L'utente durante una telefonata con l'operatore può negare il proprio consenso a ulteriori contatti, ma non sempre (per non dire quasi mai) serve. Il problema è che le leggi italiane sono limitate: ad esempio, non prevedono l'istituzione di un registro per la negazione totale del consenso, i cui iscritti non possono essere più contattati a scopo di telemarketing come succede in altri Paesi europei. Inoltre capita spesso che le aziende che utilizzano l'elenco telefonico per il telemarketing non lo filtrino con il Registro delle opposizioni.

Ne è una prova la facilità con cui le aziende scaricano la responsabilità sui call center. Nonostante 20mila segnalazioni (utenti che continuano a ricevere telefonate commerciali anche se iscritti al Registro delle opposizioni e che si sono rivolti al Garante della Privacy via web) dal 2011 al 31 dicembre 2015 per un totale di 2,6 milioni di euro di multe alle aziende, si è toccata solo la punta dell'iceberg. Le associazioni dei consumatori e la stessa Autorità chiedono quindi di inasprire le norme, alzando il tetto delle sanzioni (attualmente vanno da 10mila a 120mila euro), anche perché le aziende devono pagare per filtrare gli elenchi in loro possesso. Se i costi vanno da 18 euro per controllare 1500 numeri ai 208mila per controllarne 100 milioni, alcune possono decidere di saltare questo controllo a fronte di un eventuale piccola multa.

Fonte:  Serena Marchini   
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