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Nuovo Articolo Regno Unito: inizierà presto la sperimentazione sul sangue umano artificiale
Categorie in cui questo articolo è presente :   Salute            

20 Gennaio 2016

Durante le feste, così come durante l'estate, le campagne per la donazione di sangue si intensificano dato che molti donatori abituali saltano, per un motivo o per un altro, l'appuntamento periodico al Centro Avis. Tuttavia questi problemi potrebbero essere risolti grazie alle staminali e al sangue umano prodotto nei laboratori. La sperimentazione del sangue artificiale su esseri umani partirà nel 2017 nel Regno Unito: i volontari dovranno essere persone sane e in buona salute. I test dureranno qualche anno e, se verrà accertata la sicurezza del suo impiego, il National Health Service potrebbe autorizzare l'uso del sangue artificiale nelle cliniche e negli ospedali.

La sperimentazione del sangue artificiale nasce anche dalla necessità di sopperire al calo delle donazioni in Gran Bretagna (meno 40% in 10 anni) e prevede la produzione di plasma contenente solo globuli rossi. Si tratta delle cellule del sangue adibite al trasporto dell'ossigeno dai polmoni a tutti i tessuti del corpo umano e saranno generati in laboratorio a partire dalle cellule staminali umane. Per la precisione, si parla di cellule staminali emopoietiche, la cosiddetta “materia prima” da cui si differenziano poi tutte le cellule del sangue. La trasformazione di cellule staminali in globuli rossi è una procedura già sperimentata con successo e quasi banale: sarà la produzione di grandi quantitativi di plasma la difficoltà logistica da superare per il Dipartimento di ricerca e sviluppo sangue e trapianti del National Health Service.

Si partirà sperimentando trasfusioni d globuli rossi derivati dalle cellule staminali del midollo osseo per poi passare alle cellule estratte dai cordoni ombelicali donati. In passato sono già state testate altre strade per trovare sostituti validi al sangue (ad esempio, il plasma sintetico con emoglobina estratta e purificata dal sangue di bovini), ma la soluzione inglese è la più convincente per sopperire ai problemi di sicurezza e delle possibili reazioni allergiche.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Salute    scienza         
    
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