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Nuovo Articolo Rete RirvaA, il programma che aiuta i rimpatri volontari degli immigrati
Categorie in cui questo articolo è presente :   Economia e Politica            

2 Settembre 2015

Ogni giorno c'è un articolo o un servizio al telegiornale sugli sbarchi dei clandestini attraverso le “rotte della speranza” del Mediterraneo. Ogni giorno si parla di accoglienza, dell'emergenza migranti, di quali devono essere i provvedimenti da adottare. Tuttavia, nessuno parla di chi decide di fare il viaggio all'incontrario: di chi cioè, una volta arrivato in Italia, decide di ripartire e di tornare nel proprio paese d'origine. Gli effetti della crisi economica e del mercato del lavoro sono stati tanti e pesanti, così anche chi è arrivato nel nostro paese dopo numerose traversie, spesso a rischio della vita (stretto con decine di altri migranti su un barcone malridotto o nascosto nel doppiofondo di un camion), decide di rinunciare. Se non provengono da un paese in guerra, se possono, tornano a casa. Qui non hanno trovato né lavoro, nè casa, né fortuna.

Alcuni fanno tutto da soli: racimolano il denaro necessario per un biglietto aereo e partono. Altri, invece, chiedono il supporto di Rete RirvaA (Rete italiana per il ritorno volontario assistito). Questo programma europeo, finanziato dal Fondo europeo per i rimpatri, prevede l'assistenza per il rimpatrio volontario, aiutando l'immigrato ad organizzare ed a pagare il viaggio. Inoltre, una volta ritornati in patria, prevede un programma di reinserimento sociale e lavorativo. Grazie alla Rete RirvaA si può anche conoscere i numeri, la provenienza e l'evoluzione dei rimpatri volontari. Se nel 2009 (anno di inizio della crisi) gli immigrati che hanno fatto domanda e che hanno ottenuto l'aiuto del piano per il ritorno volontario assistito erano soltanto 228, oggi sono ben 3.219. I messi in fuga dalla crisi sono soprattutto uomini (62%) provenienti per la maggior parte dei casi da Sudamerica e Nordafrica: Ecuador (542 casi), Perù (321), Tunisia (280), Marocco (239) e Brasile (208). le regioni italiane da cui provengono sono soprattutto Lazio (724 casi) e Lombardia (706), seguono distanziati il Piemonte (335), l'Emilia-Romagna (298) ed il Veneto (206). anche se i numeri sembrano insignificanti, confrontando i report di Rete RirvaA con i dati Istat si rileva un fenomeno molto più ampio. Infatti, ammontano a circa 200mila le pratiche di cancellazione all'anagrafe da parte di chi si trasferisce all'estero (che torni al paese d'origine o no). I dati Istat risalgono al 2013 (ultima rilevazione disponibile): nel 2009 le cancellazioni erano state 182.417, 208.199 nel 2010.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Governo            
    
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