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Nuovo Articolo Riserve della biosfera: l'Italia sale a quota 13
Categorie in cui questo articolo è presente :   Salute            

19 Dicembre 2015

L'Italia è il Paese che conta più siti nell'elenco dei Patrimoni dell'Umanità UNESCO (ben 50 su 1007). Al contrario, tuttavia, sono molti di meno i riconoscimenti per siti italiani dichiarati Riserva della biosfera: solo 10 su 600 (per fare un confronto, la Spagna ne possiede 45). E questo non per mancanza di luoghi naturali splendidi, ma perché l'Unesco prevede regole rigide sull'equilibrio tra uomo e natura. Dal 9 giugno 2015, però, i siti italiani ad aver ricevuto questo importante riconoscimento sono passati a quota 13: infatti, sono diventate Riserve della biosfera l'Appennino Tosco-Emiliano, il Delta del Po e le Alpi Cedrensi e Judicaria (un'area di 47mila ha fra le Dolomiti del Brenta ed il Lago di Garda, nel Trentino Alto Adige).

Ottenere il titolo di Riserva della biosfera non è affatto semplice, in quanto l'aria deve essere composta da 3 zone concentriche dalle precise caratteristiche: quella più interna deve essere un'area protetta (nel caso Trentino, il Parco dell'Adamello-Brenta), inserita in un territorio dove le attività umane interagiscono con l'oasi di protezione, consentendone la salvaguardia. Rispetto alla fascia intermedia, quella esterna risulta invece abitata normalmente, ma non devono essere presenti attività economiche che danneggiano l'ambiente o non compatibili con la sua salvaguardia. In pratica, il riconoscimento di Riserva della biosfera riguarda soprattutto la capacità di tutela del sito, attraverso le tradizioni di salvaguardia dell'ambiente sviluppate nei secoli dalla popolazione locale (capace quindi di conciliare attività umane e protezione ambientale). L'area delle Alpi Cedrensi e Judicaria, ad esempio, è caratterizzata da un rispetto secolare per le risorse naturali, comportamento basilare per la sopravvivenza. A ciò si aggiungono gli antichi statuti che regolano in modo sostenibile gli usi civici per il pascolo, la caccia, la raccolta di legname, frutta e funghi per il 90% delle foreste, malghe e pascoli di proprietà pubblica. Gli statuti, infatti, prevedono la loro assegnazione alle famiglie in base alle loro esigenze, con la condizione imprescindibile che vengano mantenute integre per le generazioni future. Allo stesso modo, l'Appennino Tosco-Emiliano e il Delta del Po restano aree tutelate ed integre, dove le attività umane convivono con l'enorme varietà della biosfera (flora e fauna). La popolazione locale estrae quanto serve per la sopravvivenza senza tuttavia alterare o distruggere il delicato equilibrio ecologico dei boschi cedui (Appennino) e della zona umida (Po).

Inoltre, bisogna considerare che, se ottenere riconoscimento di Riserva della biosfera è difficile e dà grandi responsabilità in termini di tutela dell'ambiente, è vero che offre anche numerosi vantaggi. Si va, infatti, dalla maggior visibilità dell'intera zona dal punto di vista turistico al prestigio e al riconoscimento a livello internazionale dei prodotti locali. Anche per questo il Ministero dell'Ambiente da alcuni anni sta sollecitando i Comuni a proporre la candidatura di propri siti naturali all'Unesco. I risultati non si sono fatti attendere: nel 2013 il Monviso è stato dichiarato Riserva della biosfera, mentre nel 2014 è stata la volta della Sila. E presto dovrebbe toccare all'area del Monte Baldo, in Trentino.

Fonte:  Serena Marchini   
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