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Nuovo Articolo Sharing economy, quali sono le possibilità per il futuro
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25 Dicembre 2015

La sharing economy è il miracolo economico del decennio, che andrà a condizionare pesantemente i tempi e le modalità di uscita dalla crisi, soprattutto per alcuni settori tradizionali. Secondo un dettagliato rapporto di Barclays (grande banca di investimento statunitense), l'effetto della condivisione è alimentato dalla sempre maggiore diffusione del web e di dispositivi mobile (smartphone, tablet, ecc) e dall'aumento di reddito disponibile (almeno negli USA) per i nativi digitali: infatti si prevede che i nati dopo il 1980 vedranno aumentare del 20% il proprio reddito, per una fetta di mercato equivalente a 50 miliardi di dollari. E la condivisione spopola nei diversi settori del mercato: si va da quello dell'intrattenimento (dove Spotifix e Netfix hanno sostituito sempre più l'acquisto di un video o di un brano musicale con un abbonamento mensile) a quello dell'automobile. E' qui infatti che i risultati sono stati avvertiti maggiormente, anche in Italia: innanzitutto, si è registrato un consumo minore di gasolio e di benzina, così come è diminuita l'ampiezza del parco macchine circolante. Negli Stati Uniti, inoltre, si è vista una riduzione del numero delle patenti e la persistenza della crisi nel settore auto. Infatti, le numerose alternative all'acquisto della macchina, (Uber, Car2go e Blablacar, a seconda delle esigenze e delle caratteristiche del viaggio) hanno portato al collasso del mercato automobilistico statunitense, che continuerà nei prossimi anni; Barclays prevede che il mercato auto si ridurrà del 40% ed il parco macchine circolanti del 60%. Infatti, una sola auto condivisa può rimpiazzare 9 macchine possedute (18 se usata in pool): in pratica, nei prossimi anni le famiglie americane avranno la metà delle auto possedute oggi. Per le case automobilistiche si prospetta una perdita di fatturato di 200 miliardi di dollari in un settore dove la concorrenza è già spietata.

L'impatto è forte anche nel settore alberghiero, con la crescita esponenziale di Airbnb: dai 37 milioni di stanze prenotate nel 2014 si stima che si arriverà ai 177 milioni di prenotazioni tra un paio d'anni. Tuttavia, poiché Airbnb e siti simili si rivolgono prevalentemente ai turisti (e non alla clientela d'affari) e sono concentrati in alcune città ma non nelle zone di maggior pregio, si prevede che le grandi catene alberghiere statunitensi non verranno danneggiate dalla condivisione (anzi, il loro fatturato dovrebbe continuare a crescere). Tuttavia, c'è da considerare che in Europa la clientela turistica ha un ruolo molto più rilevante rispetto agli USA, quindi la perdita di fatturato delle catene alberghiere e degli alberghi in generale sera del 5-9%. Non bisogna dimenticare, infatti, che lo scambio di case/posti letto/stanze intercetta attualmente 74 miliardi di dollari.

Fonte:  Serena Marchini   
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