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Nuovo Articolo Smog, frane, alluvioni: i beni culturali italiani sono sempre più a rischio
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14 Aprile 2015

Frane, alluvioni e smog, sono questi i pericoli che minacciano i monumenti ed i beni artistici italiani. Lo rivela la Carta dei rischi, documento stilato da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e da Iscr (Istituto superiore per la conservazione ed il restauro) dopo una serie di studi durati ben 15 anni. I risultati parlano chiaro: in tutto sono 39.500 i beni del patrimonio culturale italiano a rischio alluvioni e frane (28.500 quelli esposti a possibile distruzione a causa di alluvioni e 14.000 a causa di frane) nell'arco dei prossimi 500 anni. In più, si deve tener conto dei danni causati dallo smog, dai terremoti, dai microrganismi (ad esempio muffe e parassiti) e soprattutto dall'incuria, il grande male italiano. Le recenti e ricorrenti notizie sui crolli nel sito archeologico di Pompei ne sono un esempio eclatante.

Il degrado, poi, è diventato sempre più accentuato per colpa del suo intrecciarsi con le conseguenze dell'inquinamento. Solo per fare un esempio prendiamo il caso di Roma: nella città sono circa 3.660 i monumenti soggetti a degrado da inquinamento. Di questi 3.600 sono realizzati in pietra e 60 in bronzo, ma ciò non significa che il metallo risulti più resistente allo smog: semplicemente la maggior parte dei beni culturali monumentali è realizzata in pietra calcarea (marmo). In più, sempre a Roma, sono oltre 2.200 i siti di interesse artistico e culturale che nei prossimi 500 anni saranno minacciati da inondazioni catastrofiche per il loro stato di conservazione: tra questi troviamo il Pantheon, Piazza Navona e Piazza del Popolo. A Firenze, invece, nei prossimi 200 anni rischiano di finire alluvionati ben 1.145 beni culturali (tra cui la Cattedrale Santa Maria del Fiore, la Basilica di Santa Croce, il Battistero e la Biblioteca Nazionale). C'è da ricordare che il patrimonio culturale fiorentino non si è ancora ripreso dalle conseguenze della disastrosa alluvione del 4 novembre 1966.

Altro fattore di distruzione dei monumenti è il rischio sismico: in quasi 20 anni (dal 1997 ad oggi) i terremoti in Emilia Romagna, Abruzzo, Molise, Marche, Umbria e Puglia hanno lesionato o distrutto 5.738 beni artistici. Infine, sono a rischio frane interi borghi antichi, per esempio Volterra, Gerace e Certaldo.

Contro i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, dallo stravolgimento dell'ambiente e dall'inquinamento, nel 2014 il governo Renzi ha varato la campagna #italiasicura, che prevede, tra l'altro, l'apertura entro la fine del 2015 di 650 cantieri per mettere in sicurezza buona parte del patrimonio artistico nazionale. I costi si aggirano su oltre un miliardo di euro, tuttavia non solo i lavori devono ancora partire, ma il progetto è rimasto solo a livello di campagna di comunicazione.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Alluvioni            
    
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