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Nuovo Articolo Social design e il dormitorio assomiglia a una casa
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7 Gennaio 2016

In genere i dormitori per le persone senza fissa dimora prevedono che tutto sia in comune: camerate, mense, bagni. Il concetto di privacy non esiste e viene fornito l'essenziale (adatto al soddisfacimento dei bisogni primari, necessari per la sopravvivenza di una persona): quindi, un luogo per dormire, uno per lavarsi e uno per mangiare. Il fatto che sia esteticamente gradevole passa in secondo piano. Tuttavia, si sa che i luoghi belli, confortevoli, dove ci si sente a proprio agio ( se non proprio "a casa") aumentano l'instaurarsi delle relazioni sociali, rendono più facile la convivenza, aiutano a guardare avanti. Per questo a Milano è stato fondato il primo Centro di accoglienza per senza dimora progettato secondo le regole del social design. In pratica, assomigliante ad una vera e propria casa.

Appartenente alla Fondazione Progetto Area (nata vent'anni fa per aiutare le persone in grave stato di indigenza) è stato creato in collaborazione con due accademici di Torino che da tempo fanno ricerche sul modo migliore di realizzare ed abitare in dormitorio. Si tratta dell'antropologa Valentina Porcellana e dell'architetto Cristian Campagnaro (due esperti dei due aspetti fondamentali del progetto, quello sociale e quello architettonico). Inoltre, le soluzioni sono state messe in pratica soltanto dopo aver chiesto il parere dei senzatetto che, per la prima volta, sono riusciti a dire la loro sul dormitorio che li ospiterà. Si tratta di un lavoro di gruppo che ha evidenziato come la privacy sia la prima esigenza per una vita in comune.

Le soluzioni? Ogni letto può essere schermato dagli armadi contenenti gli oggetti in possesso del senzatetto; accanto ad una scala-libreria (creata con materiali di recupero) esistono luoghi appartati per leggere, scrivere e navigare sul web; le tavolate sono sostituite da tavolini. E, per far somigliare il dormitorio ad una casa, sono stati creati orti e giardini verticali, armadietti personali in bagno e le stesse pareti sono state pitturate e decorate dagli ospiti del Centro. Questi sono 18, tutti senza dimora e tutti con problemi di dipendenza (che sia da alcol, gioco d'azzardo o droghe). L'adesione al progetto è volontaria e prevede un periodo di 90 giorni durante i quali si riprenderanno le abitudini della socialità e i ritmi regolari di una vita con un tetto sopra la testa. Poi seguirà la disintossicazione all'interno di una comunità.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Milano    Popolazione         
    
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