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Nuovo Articolo Spese in conto capitale: le pensioni continuano a farla da padrone
Categorie in cui questo articolo è presente :   Economia e Politica            

28 Giugno 2015

Negli ultimi anni la spesa in conto capitale delle pubbliche amministrazioni si è quasi dimezzata, passando da un importo pari al 5% del Pil ad uno pari al 3%. E' il fenomeno della cosiddetta spending review, ma i tagli non sempre sono la via più indicata, in quanto alla spesa in conto capitale è legato l'ammodernamento delle strutture, elemento fondamentale per la crescita economica. Senza la lotta alla corruzione ed agli sprechi, i tagli indiscriminati servono a poco.

Ad esempio, la spesa per gli stipendi dei dipendenti pubblici e per l'acquisto di beni e servizi è stata drasticamente ridotta (ad eccezione di una lieve crescita nel periodo più duro della crisi): nel 2014 ha raggiunto una percentuale del 18% del Pil, un valore leggermente superiore a quello del 2007. C'è da dire, tuttavia, che, rispetto al 2007, il Pil è diminuito del 7%, mentre l'inflazione è cresciuta all'incirca nella stessa misura. Ciò vuol dire che la componente di spesa si è molto ridotta in termini reali, a causa del blocco degli stipendi e del turnover nel settore del pubblico impiego, oltre che per le riduzioni degli acquisti.

Per quanto riguarda la spesa pubblica primaria (welfare al netto degli interessi, istruzione e sanità), la crescita negli ultimi 5 anni è stata dell'1% annuo. Solo per fare un confronto, nel decennio precedente, l'aumento annuo di spesa era del 4% annuo. Tralasciando gli sprechi, è stata una notevole contrazione.

Invece è aumentata di ben 4 punti (passando dal 17 al 21% del Pil) la spesa per le prestazioni sociali in denaro. Nella categoria rientrano le pensioni (l'80%), il TFR, la cassa integrazione, gli assegni familiari ed altre misure di intervento sociale. Il punto centrale della questione è la cassa integrazione: cresciuta enormemente durante la crisi, ci si aspetta logicamente una sua flessione al riprendere della crescita economica. Rimangono comunque aperte le ipotesi e proposte di riforma di questa miseria previdenziale, esclusivamente italiana. Va considerato, comunque, che il calcolo delle pensioni in questi anni non era adeguato all'aumento dell'inflazione: con la bocciatura della legge in questione (legge Fornero) da parte della Consulta è chiaro che il trend crescente di questo comparto di spesa continuerà Considerando la maggiore lunghezza della vita ed il crescente invecchiamento della popolazione, la spesa per le pensioni non farà che aumentare. Per poter mantenere il tasso di crescita previsto si dovranno ridurre nei prossimi anni le altre componenti di spesa, voci su cui i vari governi sono già intervenuti pesantemente. Se non si interverrà sulle pensioni (soprattutto su quelle di fascia più alta), pareggio di bilancio e crescita rimarranno solo obiettivi lontani.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Governo    Lavoro         
    
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