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Nuovo Articolo Studenti fuori corso, quanto costano alle Università?
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20 Gennaio 2016

Gli studenti fuori corso sono il nuovo problema delle università italiane. Con la riforma del sistema universitario dello scorso anno, il Fondo ordinario (la principale forma di finanziamento statale delle università) verrà ripartito in base a una serie di parametri che gli atenei devono soddisfare. Il "costo standard per studente" è uno dei più importanti: più è basso e più la quota destinata all'ateneo aumenta. I fuori corso, tuttavia, incidono negativamente sul corso e di conseguenza sui finanziamenti. In pratica, il loro numero incide del 20% sull'ammontare del Fondo, condizionando i bilanci delle università. Tanto per fare un esempio, la Sapienza ha perso all'incirca finanziamenti per 10 milioni di euro con 42mila fuori corso. La cosa non deve sorprendere: su un milione e 600 mila iscritti nelle università italiane sono 700 mila gli studenti fuori corso. Rientrano nella categoria tutti gli studenti che hanno superato la durata legale del corso di studi senza aver dato tutti gli esami (cioè tre anni per i corsi regolari e due anni per quelli magistrali).

Per questo motivo le università stanno cercando di abbassare il numero degli studenti fuori corso in vario modo. Oltre all'aumento delle tasse universitarie fino al 50% in più a partire dal terzo anno fuori corso (misura adottata da diversi anni), si è cercato di correre ai ripari rincorrendo ai corsi online. La Sapienza ha adottato Unitelma, l'università telematica con corsi in Economia e Giurisprudenza come possibile canale per questi studenti. L'obiettivo con cui era nata era di favorire gli universitari che non vivono a Roma o che coniugano studio e lavoro, tuttavia recentemente sono stati lanciati degli incentivi per i fuori corso che vi si scrivono. Innanzitutto, c'è la questione delle tasse universitarie: a Unitelma sono solo 800 euro l'anno e quindi molti fuori corso colpiti dalle altissime tasse alla Sapienza potrebbero trovare l'opportunità allettante. Tuttavia bisogna ricordare che la lettera aperta di Francesco Avellone, rettore di Unitelma, con cui cercava di incentivare gli studenti delle facoltà di Giurisprudenza a iscriversi al nuovo ateneo era rimasta senza risultati concreti. Ciò che frena non è solo la paura di perdere degli esami, ma soprattutto di finire in una bad company di serie B.

Fonte:  Serena Marchini   
Tags in cui l'articolo è presente :    Università            
    
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