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Nuovo Articolo Terzo piano di aiuti alla Grecia: prevale l'austerity ed ecco perché l'intervento non sarà risolutivo
Categorie in cui questo articolo è presente :   Economia e Politica            

31 Agosto 2015

Alla fine è prevalsa la vecchia logica dell'austerità: in cambio dell'erogazione di un terzo piano di aiuti da parte dell'Europa (copertura 3 anni), il governo di Alexis Tsipras ha dovuto accettare le condizioni portate avanti dalla Germania. La questione che verte sulla ristrutturazione del debito greco è stata rimandata, nonostante sia lo stesso Fondo monetario internazionale ad insistere perché venga affrontata subito. Tuttavia, oltre a provvedimenti logici come quello dell'aumento dell'età pensionabile (portata a 67 anni, decisione che non solo rende il sistema pensionistico greco più stabile nel tempo, ma lo allinea a quello degli altri paesi UE), ve ne sono altri che fanno nascere qualche perplessità. Primo fra tutti, l'aumento dal 13 al 23% dell'Iva su ristoranti e generi alimentari, fatto che non contribuisce certo ad aumentare i consumi. Inoltre, la Grecia non è un paese industriale, quindi non può compensare con le esportazioni la riduzione dei consumi interni. Invece, è una famosa meta turistica, ma questo settore non sarà incentivato dall'aumento dell'Iva sui  ristoranti.

Altro provvedimento poco noto è quello sui salvataggi bancari, che recepisce la normativa europea: d'ora in poi, perché possano esservi interventi pubblici  favore delle banche in crisi, i costi devono essere sostenuti dai creditori di quegli istituti bancari. Fanno eccezione i depositanti fino ai 100 mila euro (garantiti dall'assicurazione dei depositi), mentre tutti gli altri devono contribuire alla ristrutturazione per almeno l'8% delle passività totali. Il termine tecnico è bail-in e si prevede che in futuro entrerà a far parte del nostro vocabolario come le parole Troika, spread, ecc.

Il punto è che degli 80 miliardi di euro di aiuti, ben 25 sono destinati a salvare le maggiori banche greche. Quasi tutto il resto servirà a ripianare i debiti che la Grecia ha con la BCE, il Fondo Monetario Internazionale e in misura minore il mercato finanziario. I debiti verso i partner europei scadranno solo nel 2022, ma quelli verso BCE e FMI sono vicini alla scadenza. E Christine Lagarde  (il presidente del FMI), mentre chiede ai paesi europei di rinunciare alla riscossione dei propri crediti verso la Grecia, pretende il pagamento dei debiti immediati che Atene ha nei confronti dell'ente da lei guidato.

In ogni caso, appare chiaro che anche questo terzo piano di aiuti non sarà risolutivo, proprio perché non favorisce la crescita: serve solo a mantenere solvente la Grecia per i prossimi tre anni, ad evitare il collasso del sistema bancario greco e a pagare alcune tranche dei debiti pregressi. Debiti per pagare i debiti, e non per risolvere i problemi di fondo. Tra tre anni saremo di nuovo a parlarne.

Fonte:  Serena Marchini   
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