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Nuovo Articolo Uber e Airbnb al bando in Germania
Categorie in cui questo articolo è presente :   Estero            

25 Febbraio 2016

La sharing economy (letteralmente consumo collaborativo) è un sistema economico basato su pratiche di scambio e condivisione di beni materiali, servizi o conoscenze. Il suo obiettivo (e il motivo del suo successo) è proporre un modello alternativo al consumismo, riducendo l'impatto sull'ambiente. I più famosi sono Uber (per le macchine) e Airbnb (per i soggiorni a brevissimo termine). Le startup della sharing economy, tuttavia, hanno causato forti proteste, resistenze e accuse di concorrenza sleale da parte delle associazioni di categoria che operano nei diversi settori (prima di tutto quella dei tassisti), tanto che alcuni Paesi hanno cercato di limitarne la diffusione.

Ad esempio, Airbnb, il portale californiano che offre più di 1,5 milioni di sistemazioni presso i privati a un costo decisamente conveniente, ha sottratto 2,1 miliardi di dollari all'economia newyorkese solo nel 2014 (dati del Hotel Association of New York City). In Texas la perdita di fatturato degli alberghi più economici è stata del 10%. Tuttavia un referendum a San Francisco ha bocciato la Proposition F che limitava a 75 le notti che un privato può offrire per pernottamento ai turisti. Invece in Francia, in Italia e altrove Uber ha avuto una vita molto più difficile, soprattutto per via delle cause intentate al colosso della Silicon Valley dalle varie associazioni di categoria dei tassisti. La Germania, invece, ha deciso di andare radicalmente in controtendenza e di vietare la sharing economy per legge. Quindi dal prossimo primo maggio diventeranno illegali tutte le 23mila offerte sul portale Airbnb che riguardano la capitale tedesca. La multa per i trasgressori è fino a 50mila euro.

Uber, d'altro canto, è già stato messo fuori legge. Tra le varie cause intentate in tutto il mondo all'azienda, c'è stata quella promossa dalla cooperativa Taxi Deutschland e dibattuta a Francoforte. A marzo 2015 la corte distrettuale ha stabilito che Uberpop (app derivata dalla startup digitale statunitense che mette in contatto i proprietari di auto e limousine con chi ha bisogno di un passaggio e che quindi permette a chiunque di trasformarsi in un tassista) viola le leggi tedesche sul trasporto pubblico. La pena per gli autisti può essere una sanzione di 250mila euro. Uber si è subito ritirata da Francoforte, Dusseldorf e Amburgo: rimane presente solo a Berlino e a Monaco con un servizio di auto registrate. Il verdetto di appello è previsto per giugno 2016, ma intanto Uber ha fatto un passo indietro in attesa dell'esito del ricorso. Anche Airbnb e Widmu (il suo principale concorrente) contestano la nuova legge tedesca che sanziona fino a 50mila euro l'uso turistico delle abitazioni private comuni. Il ricorso si basa sull'incostituzionalità della legge, che viola la proprietà privata e la libertà d'impresa.

La questione riguarda un mercato sempre più rilevante grazie al boom turistico di Berlino che ha raggiunto quota 14 milioni di pernottamenti nei primi sei mesi del 2015: la capitale tedesca è la terza meta in Europa e la prima per tasso di crescita annuale. Di conseguenza, anche il numero di camere messe a disposizione dai privati su Airbnb o portali equivalenti è cresciuto. Tuttavia, anche con il "divieto di alterazione dello scopo dello spazio abitativo", l'offerta di Airbnb è raddoppiata e l'invito agli abusivi ad autodenunciarsi per usufruire di due anni di tolleranza amministrativa ha avuto poco successo. Ad ogni modo gli operatori dell'accoglienza hanno accolto la legge con favore, ma anche la maggioranza dei cittadini è d'accordo con il divieto municipale: la paura in questo caso è che l'uso commerciale delle case private porti ad un aumento indiscriminato degli affitti. Infatti è il mercato immobiliare il tasto dolente di Berlino: i canoni d'affitto aumentano ogni anno del 5% (10% in centro), mentre un abitante su quattro vive di lavori marginali, sussidi o pensioni sociali.

Fonte:  Serena Marchini   
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