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Nuovo Articolo Uber, i tassisti e il Giubileo: la minaccia è quella di occupare San Pietro
Categorie in cui questo articolo è presente :   Attualità            

22 Ottobre 2015

Uber ha annunciato che a dicembre lancerà a Roma un servizio di car sharing dedicato proprio al Giubileo con tariffe ridotte. Inoltre gli Ncc potranno lavorare anche al di fuori del comune in cui hanno la licenza. È questo l'annuncio fatto da Carlo Tursi, general manager della succursale italiana Uber, che praticamente ignora la recente sentenza del Tribunale di Milano che blocca l'attività degli autisti Uber Pop. La società californiana, infatti, è ben decisa ad espandersi anche in Italia e la reazione dei tassisti romani è una vera e propria dichiarazione di guerra, con la minaccia di occupare San Pietro, le stazioni e i punti nevralgici della capitale. Tutto a un mese e mezzo dal Giubileo con lo scambio delle solite accuse di lobbismo da una parte e di concorrenza sleale dall'altra. L'assessore ai Trasporti del Comune di Roma, Stefano Esposito, dopo aver preannunciato che vi sono altre emergenze da affrontare, dopo l'annuncio si era dichiarato comunque aperto alle innovazioni, purchè con regole chiare. Con le dimissioni del sindaco Marino, tuttavia, la questione è aperta più che mai.

Resta comunque il fatto che permettere di lavorare anche agli NCC di fuori Roma è una provocazione: per lavorare in Italia Uber deve rispettare le regole (non solo le sue), pagare le tasse e non fare concorrenza sleale. Inoltre c'è da considerare che il mercato dei tassisti è insidiato non solo da Uber ma anche dall'italiana Let'sGo: si tratta di una startup milanese che per ora opera al Nord Italia, ma che potrebbe rapidamente espandersi su tutto lo Stivale. A differenza di Uber non pratica concorrenza sleale perché non ci sono tariffe fisse e l'importo del rimborso che il passeggero deve al guidatore è solo suggerito. Inoltre, il passeggero deve indicare sia il punto di partenza che quello di arrivo (carpooling urbano). È tutta una questione di regole, ma la stessa Autorità dei Trasporti ha dichiarato a luglio che le norme riguardanti il trasporto pubblico non sono più adeguate ai tempi: risalgono infatti al 1992, quando lo smartphone ancora non esisteva. Un'era fa.

Fonte:  Serena Marchini   
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