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Nuovo Articolo Università Nalada: riaperta dopo otto secoli, è subito scontro con il governo Modi
Categorie in cui questo articolo è presente :   Estero            

8 Novembre 2015

L'inaugurazione dell'Università Nalada è una notizia comparsa su tutti i più importanti giornali indiani ed ha fatto il giro del mondo. A prima vista non si capisce cosa ci sia di straordinario. Conta solo due facoltà (ecologia, storia ed ambiente) per meno di 20 studenti; università internazionale, si trova nel Bihar (nell'India nordorientale ed una delle aree più povere ed arretrate del paese). La novità è il fatto che il nuovo ateneo si pone l'obiettivo di riportare in vita la Nalanda Mahavihana, la più antica università del mondo, risalente al V secolo dopo Cristo. Quando nel 1088 aperta la prima università europea (nella città di Bologna), la Nalanda Mahavihana esisteva già da 600 anni ed era frequentata da migliaia di studenti, provenienti da tutta l'India. All'epoca, il Bihar era un'area prospera, il centro della cultura e della religione buddista (la scuola era gestita da una fondazione buddista).

Il programma scolastico comprendeva materie quali la religione buddista ovviamente, la filosofia, la grammatica, l'astronomia, la letteratura, l'architettura, la medicina e la scultura. La scuola fu distrutta nel XII secolo dagli eserciti turchi provenienti dall'Asia occidentale: insegnanti e monaci furono uccisi, gran parte dell'università fu distrutta, la Biblioteca di nove piani. Nel 2007, nel vertice dell'Asia occidentale, 16 governi (tra cui India, Giappone, Cina, Indonesia, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Vietnam e Singapore) sostennero la proposta di riaprire la Nalanda come una moderna Università Internazionale, nei luoghi in cui sorgeva originariamente. Intellettuali di primo piano provenienti da tutti questi paesi hanno guidato il progetto (mentor group) e l'università è stata istituita per legge nel 2010. Quindi il mentor group e diventato il nuovo Consiglio Direttivo dell'Ateneo. Lieto fine? Non proprio.

Ormai i rapporti tra Consiglio Direttivo ed il governo di Modi sono tesi. Il leader nazionalista indù ed ora capo del governo non ha gradito le critiche ed i timori espressi da alcuni suoi membri, riguardanti le posizioni estremiste del suo partito e la sicurezza delle minoranze musulmane e cristiane. C'è da ricordare che, quando Narendra Modi era capo del governo dello stato del Gujarat, negli disordini del 2002 morirono più di 1000 persone (in maggioranza musulmana) e si sono verificati casi di chiese cristiane incendiate. Inoltre, il governo Modi sta cercando di imporre le proprie idee aa molte istituzioni accademiche. Nel caso specifico della Nalanda, molti regolamenti universitari non sono stati messi in pratica, e si è tentato di modificare drasticamente il Consiglio Direttivo (tentativo non riuscito perché violava la legge per l'istituzione delle università) e si sono fatte pressioni per rimuovere il rettore Amartya Sen (premio Nobel, economista e filosofo). In questo caso, Sen ha deciso di non accettare un nuovo mandato.

Ma non si tratta solo della Nalanda le pressioni del governo si inseriscono in un quadro di interferenza generale nella guida di atenei, istituti scientifici e accademie di tutto il paese. Colpiti anche il Tata Institute (l'istituzione scientifica indiana più prestigiosa) e il centro per la ricerca nucleare, dove eminenti docenti si sono o sono stati costretti a dimettersi per le intromissioni del governo. E ha fatto scalpore il caso del Fondo nazionale per il libro: il suo presidente, lo scrittore Sethumadhavan, è stato costretto a dimettersi e al suo posto è stato nominato un ideologo dell'Hindutra il nazionalismo indiano). Tra l'altro, di recente il governo ha presentato una legge che gli affiderebbe il controllo sui 13 istituti indiani di management.

Fonte:  Serena Marchini   
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