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Nuovo Articolo Uzbekistan, dove le scienze politiche non servono
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2 Dicembre 2015

L'ultima decisione del presidente Islam Karimov, padre-padrone dell'ex repubblica sovietica dell'Uzbekistan, è stata quella di abolire dai programmi universitari lo studio delle scienze politiche, definite una "pseudoscienza occidentale". Il motivo? Questa disciplina non prevede alcun riferimento al "modello uzbeko". Eccola quindi depennata e sostituita da "teoria e pratica della costituzione di una società democratica in Uzbekistan". D'altronde, se le scienze politiche moderne studiano la democrazia, in Uzbekistan il loro insegnamento non ha ragione d'essere, in quanto non vi è competizione per il potere. Dal 1991, anno in cui il paese divenne indipendente dal URSS, Islam Karimov detiene un potere assoluto: al suo quarto mandato, è sempre stato rieletto dopo elezioni farsa. Inoltre, tutte le organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano la situazione interna.

Oltre che per la corruzione endemica (tanto che l'Uzbekistan è nella lista nera di Trasparency International), il paese è diventato tristemente famoso per il lavoro coatto di milioni di persone, bambini compresi: ogni anno vengono praticamente deportati per raccogliere il cotone, uno degli elementi su cui si basa il PIL uzbeko. Le prigioni ospitano migliaia di oppositori politici su cui viene sistematicamente praticata la tortura: possono essere membri di ong, politici o giornalisti. Uno dei casi più famosi riguarda Muhammad Bekzhanov, direttore di un giornale di opposizione e ora detenuto da 16 anni. Altrettanto orribile la vicenda dell'attivista Mutafar Tadzhifreva, detenuta dal 2005 al 2008: secondo l'UN Human Right Committee qui è stata torturata, stuprata e sterilizzata a forza. Infatti vi sono anche le violenze sessuali nell'elenco delle torture praticate regolarmente nelle carceri uzbeke: le altre sono l'asfissia, l'elettroshock, la privazione di cibo e di sonno. La lista è stata stilata da Amnesty International, che ha lanciato un appello perché l'Unione Europea non rimanga in silenzio su quanto accade in Uzbekistan.

Tuttavia, sia i sempre più stretti rapporti economici tra l'UE e lo Stato centro-asiatico che il crescente potere dell'IS non fanno ben sperare. L'Uzbekistan, infatti, è per il 90% di popolazione musulmana sunnita e i metodi sopra descritti vengono impiegati solo per "combattere l'estremismo" soprattutto quello islamico. Altre misure, applicate progressivamente fin dagli anni 90, sono la chiusura di molte mosche, l'arresto degli imam indipendenti, il divieto di leggere testi religiosi al di fuori dei luoghi di culto autorizzati, il divieto per i minori di entrare nelle moschee (pena una multa di 750 dollari per i genitori, una cifra stratosferica).

Fonte:  Serena Marchini   
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